Papa Francesco dice...


Papa a studenti economia: non obbedite ciecamente al mercato

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di Roberta Gisotti Abbiate “la forza e il coraggio di non obbedire ciecamente alla mano invisibile del mercato”: è andato dritto al cuore del problema, il Papa ricevendo stamane un gruppo di studenti dell’Istituzione degli Chartreux a Lione , accompagnati dal superiore e da alcuni professori. Ai giovani impegnati in corsi di Economia e destinati a lavorare nei settori del commercio e della finanza internazionale, Francesco ha chiesto un impegno preciso: “…è essenziale che, fin da ora e nella vostra vita professionale futura, impariate a rimanere liberi dal fascino del denaro, dalla schiavitù in cui il denaro rinchiude quanti gli rendono un culto.” Da qui l’importanza nella loro formazione accademica  di “una forte dimensione umana, filosofica e spirituale”. Poi l’incoraggiamento: “…a diventare promotori e difensori di una crescita nell’equità, artigiani di un’amministrazione giusta e adeguata della nostra casa comune, cioè il mondo.” E ancora un’esortazione: “…avete la capacità di decidere del vostro futuro!” “E se anche questo mondo – ha aggiunto il Papa -  si aspetta da voi che puntiate al successo”: “datevi i mezzi e il tempo per percorrere i sentieri della fraternità, per costruire ponti tra gli uomini piuttosto che muri, per aggiungere la vostra pietra all’edificazione di una società più giusta e più umana”. Agli studenti cristiani una raccomandazione particolare di “rimanere sempre uniti al Signore con la preghiera” e di “affidare tutto a Dio”: “e così non soccombere alla tentazione dello scoraggiamento o della disperazione.” E a quanti non sono cristiani un altro consiglio, ispirato dai pensieri di Pascal: “non dimenticate mai, nello sguardo rivolto sugli altri e su voi stessi, che ‘l’uomo sorpassa infinitamente l’uomo’” A tutti l’augurio di “coltivare la cultura dell’incontro e della condivisione in seno all’unica famiglia umana”. Ascolta e scarica il podcast del servizio con gli inserti in voce del Papa: (Da Radio Vaticana)...

Il Papa ai Metodisti, insieme sulla via della piena comunione

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di Emanuela Campanile Facendo riferimento al libro del Levitico (Lv 25,10) in cui il Signore annuncia a Mosè che il cinquantesimo anno prevede la liberazione degli schiavi, e con la citazione del Decreto Unitatis redintegratio del Vaticano II - l’incoraggiamento ad un dialogo tra i cristiani di diverse confessioni condotto “con amore della verità, con carità e con umiltà” - Papa Francesco ha aperto il suo discorso alla Delegazione del Consiglio Metodista Mondiale , ricevuta oggi. L’occasione è stata l’anniversario del cinquantesimo dall’inizio del dialogo teologico metodista-cattolico , un cammino in cui “siamo fratelli che, dopo un lungo distacco, sono felici di ritrovarsi e riscoprirsi a vicenda”. “Gli altri familiari di Dio possono aiutarci ad avvicinarci ancora di più al Signore - ha proseguito il Papa, ricordando l’invito alla santità del teologo John Wesley, fondatore del movimento protestante metodista -  e stimolarci a offrire una testimonianza più fedele al Vangelo”. Fede tangibile che “si concretizza nell’amore” e in particolare "nel servizio ai poveri", come risposta all’antico invito della Parola: Proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti ”. Si tratta della “stessa chiamata alla santità che, essendo chiamata alla vita di comunione con Dio - ha evidenziato Francesco  - è necessariamente chiamata alla comunione con gli altri”. Da qui, l’esortazione a “cresce in una comunione maggiore”, di proseguire il cammino “con la nuova fase di dialogo che sta per avviarsi sul tema della riconciliazione”, nella certezza dell’opera dello Spirito di Dio che sempre crea carismi nuovi  e “il miracolo dell’unità riconciliata”. Il dono della Grazia che “abbiamo scoperto gli uni negli altri”, il conseguente arricchimento reciproco e la consapevolezza di essere “fratelli e sorelle in Cristo”, segnano quel tempo nuovo -  spiega il Papa - in cui “prepararsi, con speranza umile e impegno concreto”, al “riconoscimento pieno che avrà luogo, con l’aiuto di Dio, quando finalmente potremo ritrovarci insieme nella frazione del Pane”. Ecco dunque l’invito conclusivo di Francesco a pregare, insieme ai presenti, il Padre Nostro perché il Signore conceda il “pane quotidiano” a sostegno del nuovo cammino comune. Ascolta e scarica il podcast con la voce del Papa:   (Da Radio Vaticana)...

Papa a Santa Marta: gratuità della salvezza di Dio apre porta agli altri

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di Giada Aquilino Il Signore ci dia memoria della “gratuità” della salvezza e della vicinanza di Dio e della concretezza delle opere di misericordia che vuole da noi, siano esse “materiali o spirituali”: così diventeremo persone che aiutano ad “aprire la porta” a noi stessi e agli altri. È la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta . Prendendo spunto dall’odierno brano evangelico di Luca, in cui scribi e farisei si reputavano giusti e Gesù fa loro toccare con mano che Dio solo è giusto, Francesco spiega perché i dottori della legge avessero “portato via la conoscenza”, con la “conseguenza” di “non entrare nel Regno e neppure lasciare entrare gli altri”: “Questo portare via la capacità di capire la rivelazione di Dio, di capire il cuore di Dio, di capire la salvezza di Dio - la chiave della conoscenza -, possiamo dire che è una grave dimenticanza . Si dimentica la gratuità della salvezza; si dimentica la vicinanza di Dio e si dimentica la misericordia di Dio. E quelli che dimenticano la gratuità della salvezza, la vicinanza di Dio e la misericordia di Dio, hanno portato via la chiave della conoscenza”. Si è dunque “dimenticato” la gratuità. E’ “l’iniziativa di Dio a salvarci e invece si schierano dalla parte della legge”: la salvezza - dice il Papa - “è lì, per loro”, arrivando in tal modo “ad un mucchio di prescrizioni” che di fatto diventano la salvezza. Così però “non ricevono la forza della giustizia di Dio”. La legge è invece sempre “una risposta all’amore gratuito di Dio”, che ha preso “l’iniziativa” di salvarci. E, aggiunge Francesco, “quando si dimentica la gratuità della salvezza si cade, si perde la chiave dell’intelligenza della storia della salvezza”, perdendo “il senso della vicinanza di Dio”: “Per loro Dio è quello che ha fatto la legge. E questo non è il Dio della rivelazione. Il Dio della rivelazione è Dio che ha incominciato a camminare con noi da Abramo fino a Gesù Cristo , Dio che cammina con il suo popolo. E quando si perde questo rapporto vicino con il Signore, si cade in questa mentalità ottusa che crede nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge. La vicinanza di Dio”. Quando infatti manca la vicinanza di Dio, quando manca la preghiera, evidenzia il Papa, “non si può insegnare la dottrina” e neppure “fare teologia”, tanto meno “teologia morale” : Francesco ribadisce che la teologia “si fa in ginocchio, sempre vicino a Dio” . E la vicinanza del Signore arriva “al punto più alto di Gesù Cristo crocifisso”, essendo noi stati “giustificati” per il sangue di Cristo, come dice San Paolo. Per questo, spiega il Pontefice, le opere di misericordia “sono la pietra di paragone del compimento della legge”, perché si va a toccare la carne di Cristo , “toccare Cristo che soffre in una persona, sia corporalmente sia spiritualmente”. E inoltre mette in guardia dal fatto che, quando si perde la chiave della conoscenza, si arriva pure “alla corruzione” . Il Papa pensa infine alla “responsabilità” dei pastori, oggi nella Chiesa: quando perdono o portano via “la chiave dell’intelligenza”, chiudendo “la porta a noi e agli altri”: “Nel mio Paese ho sentito parecchie volte di parroci che non battezzavano i figli delle ragazze madri, perché non erano nati nel matrimonio canonico. Chiudevano la porta, scandalizzavano il popolo di Dio , perché? Perché il cuore di questi parroci aveva perso la chiave della conoscenza. Senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio, tre mesi fa, in un paese, in una città, una mamma voleva battezzare il figlio appena nato, ma lei era sposata civilmente con un divorziato. Il parroco ha detto: 'Sì, sì. Battezzo il bambino. Ma tuo marito è divorziato. Rimanga fuori, non può essere presente alla cerimonia'. Questo succede oggi. I farisei, i dottori della legge non sono cose di quei tempi, anche oggi ce ne sono tante. Per questo è necessario pregare per noi pastori . Pregare, perché non perdiamo la chiave della conoscenza e non chiudiamo la porta a noi e alla gente che vuole entrare”. Ascolta e scarica il servizio con le parole del Papa: (Da Radio Vaticana)...

Cordoglio del Papa per la morte del cardinale filippino Vidal

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E’ morto questa mattina a Cebu City , all’età di 86 anni , il cardinale filippino Ricardo Vidal, arcivescovo emerito di Cebu dal 1985 al 2010 e già presidente della Conferenza episcopale filippina nel biennio 1985-1987. Il porporato, elevato alla dignità cardinalizia da San Giovanni Paolo II nel Concistoro del 25 maggio 1985 , era stato ricoverato l’11 ottobre per un’infezione all’Ospedale del Perpetuo Soccorso di Cebu City , dove si è spento questa mattina per una setticemia. Papa Francesco ha espresso il proprio cordoglio con un telegramma inviato alla Chiesa filippina che il porporato ha servito. Con la sua morte il Collegio cardinalizio risulta così costituito:  219 cardinali di cui 120 elettori e 99 non elettori. (Da Radio Vaticana)...

Papa deplora l'attentato in Somalia e prega per la pace. Caritas: terra divisa

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di Gabriella Ceraso “Dolore” e “deplorazione” per la strage avvenuta sabato in Somalia a Mogadiscio dove si contano più di trecento morti, anche bambini. Al termine dell’Udienza generale, il Papa è tornato con questi due sentimenti sull' atto terroristico che ha sconvolto il Paese e ne ha parlato così al mondo: “Desidero esprimere il mio dolore per la strage avvenuta qualche giorno fa a Mogadiscio, Somalia, che ha causato oltre trecento morti, tra cui alcuni bambini. Questo atto terroristico merita la più ferma deplorazione, anche perché si accanisce su una popolazione già tanto provata. Prego per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia. Imploro la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata”. Le parole del Pontefice giungono come un balsamo tra quanti da anni sono impegnati al fianco della popolazione somala, in uno “ Stato fallito” e in una situazione di “anarchia generale”. Così il responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas italiana Fabrizio Cavalletti  ai nostri microfoni, ricordando quanti operatori e religiosi sono morti in questi anni in Somalia per la “conversione dei violenti” di cui parla Francesco. Suor Graziella Fumagalli, ricorda Cavalletti, è stata una dei tanti “a dare la vita” col rischio di sembrare un “testimone inutile” : non è così, dice, "c’è una via possibile per la pace anche in Somalia”. Il Paese che descrive Cavalletti è una terra divisa e sfruttata, verso la quale anche la Comunità internazionale non ha avuto il giusto atteggiamento finora. Serve un “cambio di rotta”: in Somalia chi lavora deve fare i conti con "l’insicurezza totale, la difficoltà di accesso alla popolazione e la mancanza totale di lavoro". Cavalletti spiega a questo proposito come la Caritas cerca collaboraizone specie nel sud del Paese con organizzazioni locali di fiducia. Le linee di intervento sono due: l’assistenza di prima necessità e il ripristino di attività produttive nell’agricoltutra e nell’allevamento, i due settori primari per il Paese ma gravemente messi a rischio anche dalla frequente ed endemica siccità. Ascolta e scarica l'intervista a Fabrizio Cavalletti di Caritas italiana: (Da Radio Vaticana)...

Papa: violenza in nome della religione offende Dio

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di Gabriella Ceraso La pace è un "compito urgente", i credenti di ogni religione "devono invocarla" e chi ha responsabilità non può restare "neutrale ". E' questo in sintesi il pensiero che il Papa ha espresso stamani rivolgendosi ad un'ottantina di delegati della World Conference of Religions for Peace, la Conferenza mondiale delle Religioni per la Pace, ricevuti in udienza nell'Auletta Paolo VI. Prima di fare il suo ingresso in Piazza San Pietro, Francesco ha richiamato l'attenzione sull'attualità delle guerre e delle violenze che " lacerano tante popolazioni" e sull'essenza della pace, nello stesso tempo "dono divino e conquista umana" : "con il cuore, con la mente e con le mani" tutti i credenti, tutti gli uomini di buona volontà e chi ricopre incarichi di responsabilità, sono " chiamati ad operare per essa", costruendola  "in modo artigianale". Quindi la sua indicazione ancora più netta: "Nella costruzione della pace, le religioni, con le loro risorse spirituali e morali hanno un ruolo particolare e insostituibile. Esse non possono avere un atteggiamento neutro e, ancora meno, ambiguo riguardo alla pace. Chi commette violenza o la giustifica in nome della religione, offende gravemente Dio , che è pace e fonte della pace, e ha lasciato nell’essere umano un riflesso della sua sapienza, potenza e bellezza". Il Papa non ha mancato di esprimere poi la propria "stima e gratitudine per l’operato di Religions for Peace" definendolo "un servizio prezioso sia alla religione sia alla pace, perché, ha indicato Francesco, " le religioni sono destinate per loro natura a promuovere la pace, tramite la giustizia, la fratellanza, il disarmo, la cura del creato". Eccolo l'altro compito delle religioni, che Francesco rilancia,  promuovere insieme "l’ecologia integrale ": "La Bibbia ci aiuta in questo riportandoci allo sguardo del Creatore, il quale 'vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono' (Gen 1,31). Le religioni dispongono di risorse per far progredire insieme un’alleanza morale che promuova il rispetto della dignità della persona umana e la cura del creato". Ai delegati della World Conference of Religions for Peace in tal senso Francescso ricorda quindi i tanti buoni esempi nel mondo della forza di cooperazione interreligiosa contro i conflitti e per uno sviluppo sostenibile, invitando tutti  a "proseguire su questa strada confidando in Dio e nella buona volontà umana".   (Da Radio Vaticana)...