Papa Francesco dice...


Papa: prevenzione tumori sia estesa a tutti, no a interessi commerciali

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La cura dei tumori e in particolare la prevenzione oncologica sia estesa a tutti senza sottostare a interessi commerciali. E’ l’appello lanciato oggi da Papa Francesco nell’udienza ai membri della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt), ricevuti in Vaticano. Il Pontefice ha ribadito l’importanza di essere vicino alle persone malate e ha invitato le società ad essere sempre più inclusive per i malati. Il servizio di Alessandro Gisotti : Bisogna favorire la mentalità della prevenzione oncologica . E’ quanto affermato da Papa Francesco nel discorso alla Lega Italiana Lotta contro i tumori. Il Pontefice ha sottolineato l’importanza delle tante realtà di volontariato che vengono incontro alle esigenze dei malati e dei loro familiari, quindi ha messo in guardia dagli interessi economici quando si parla di salute: “C’è tanto bisogno di diffondere una cultura della vita, fatta di atteggiamenti, di comportamenti. Una vera cultura popolare, seria, accessibile a tutti, e non basata su interessi commerciali . Più in particolare, le famiglie hanno bisogno di essere accompagnate in un cammino di prevenzione; un cammino che coinvolge le diverse generazioni in un “patto” solidale; un cammino che valorizza l’esperienza di chi ha vissuto, insieme ai propri familiari, il faticoso percorso della patologia oncologica”. L’assistenza ai malati e alle famiglie, ha proseguito, “costituisce una testimonianza che trova la comunità ecclesiale particolarmente” impegnata , vivendo il “binomio tipicamente cristiano dell’umiltà e del silenzio”. Ha così evidenziato che “periferia” è “ogni uomo e donna che vive una condizione di emarginazione”, “soprattutto quando la malattia ne infrange i ritmi consueti, come è il caso delle patologie oncologiche”. Il “prendersi cura”, ha ripreso, “è una ricchezza inestimabile per la società: ricorda all’intera comunità civile ed ecclesiale di non aver paura della prossimità, non aver paura della tenerezza”: “Da ultimo, mi permetto di sottolineare che, poiché la salute costituisce un bene primario e fondamentale di ogni persona, è auspicabile che la prevenzione oncologica possa essere estesa a tutti, grazie alla collaborazione tra i servizi pubblici e privati , le iniziative della società civile e quelle caritative. In questo modo, con il vostro specifico contributo, anche in questo settore possiamo cercare di far sì che le nostre società diventino sempre più inclusive”. (Da Radio Vaticana)...

Papa a Santa Marta: non servono oroscopi, camminiamo verso sorprese di Dio

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Non servono oroscopi o negromanti per conoscere il futuro: il vero cristiano non è quello che si installa e rimane fermo, ma colui che si fida di Dio e si lascia guidare in un cammino aperto alle sorprese del Signore. Così Papa Francesco nell’omelia di questa mattina alla Messa a Casa Santa Marta, l’ultima prima della pausa estiva. Ce ne parla Giada Aquilino : Il cristiano “fermo” non è “vero cristiano” . È un invito a non rimanere statici, a non “installarsi troppo”, quello del Papa che esorta a “fidarsi di Dio” e seguirlo. Prendendo spunto dall’odierna Prima Lettura, tratta dalla Genesi, Francesco riflette sulla figura di Abramo in cui, spiega, “c’è lo stile della vita cristiana, lo stile di noi come popolo”, basato su tre dimensioni: lo “spogliamento”, la “promessa” e la “benedizione” . Il Signore, ricorda il Pontefice, esorta Abramo ad andarsene dal suo paese, dalla sua patria, dalla casa di suo padre: “ Essere cristiano porta sempre questa dimensione di spogliamento che trova la sua pienezza nello spogliamento di Gesù nella Croce. Sempre c’è un ‘vattene’, ‘lascia’, per dare il primo passo: ‘Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre’ . Se facciamo un po’ di memoria vedremo che nei Vangeli la vocazione dei discepoli è un ‘vattene’, ‘lascia’ e ‘vieni’. Anche nei profeti, no? Pensiamo a Eliseo, lavorando la terra: ‘Lascia e vieni’ – ‘Ma almeno permettimi di salutare i genitori’ – ‘Ma, va e torna’. ‘Lascia e vieni’”. I cristiani, aggiunge il Papa, devono avere la “capacità” di essere spogliati, altrimenti non sono “cristiani autentici”, come non lo sono coloro che non si lasciano “spogliare e crocifiggere con Gesù” . Abramo “per fede obbedì”, partendo per una terra da “ricevere in eredità”, ma senza sapere una precisa destinazione: “ Il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante che ha la sfera di cristallo, vuole che gli legga la mano … No, no. Non sa dove va. Va guidato. E questo è come una prima dimensione della nostra vita cristiana: lo spogliamento. Ma, lo spogliamento perché? Per una ascesi ferma? No, no! Per andare verso una promessa. E questa è la seconda. Noi siamo uomini e donne che camminiamo verso una promessa, verso un incontro, verso qualcosa – una terra, dice ad Abramo – che dobbiamo ricevere in eredità ”. Eppure, sottolinea Francesco, Abramo non edifica una casa, ma “pianta una tenda”, a indicare che “è in cammino e si fida di Dio”, quindi costruisce un altare “per adorare il Signore”. Poi, “continua a camminare”, è “sempre in cammino”: “ Il cammino incomincia tutti i giorni al mattino; il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte - pensiamo ad una malattia, ad una morte – ma aperto, perché io so che Tu mi porterai ad un posto sicuro, ad una terra che Tu hai preparato per me: cioè, l’uomo in cammino, l’uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale . L’anima nostra, quando si sistema troppo, si installa troppo, perde questa dimensione di andare verso la promessa e invece di camminare verso la promessa, porta la promessa e possiede la promessa. E questo non va, non è propriamente cristiano”. In “questo seme dell’inizio della nostra famiglia” cristiana, evidenzia il Papa, spicca un’altra caratteristica, quella della benedizione: cioè il cristiano è un uomo, una donna che “benedice”: cioè “dice bene di Dio e dice bene degli altri” e che “si fa benedire da Dio e dagli altri” per andare avanti . Questo è lo schema della “nostra vita cristiana”, perché tutti, “anche” i laici, dobbiamo “benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri”. Spesso, aggiunge il Pontefice, siamo abituati “a non dire bene” del prossimo, quando - spiega - “la lingua si muove un po’ come vuole”, invece di seguire il comandamento che Dio affida al “nostro padre” Abramo, come “sintesi della vita”: quello a camminare, lasciandosi “spogliare” dal Signore, fidandosi delle sue promesse, per essere irreprensibili . In fondo, conclude Francesco, la vita cristiana è “così semplice”. (Da Radio Vaticana)...

Papa Angelus: cristiani incontrano, anche oggi, fallimenti e persecuzioni

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“Non abbiate paura!” Richiamando l’invito di Gesù ai discepoli inviati in missione, il Papa rivolto a tutti i fedeli all’Angelus, ha ricordato che non c’è garanzia di successo nell’annunciare il Vangelo; di mettere quindi in conto fallimenti, sofferenze e persecuzioni. Dopo la recita mariana, il cordoglio di Francesco per le vittime di una frana in Cina ed un appello per la pace in Ucraina. Il servizio di Roberta Gisotti : Se nel Vangelo domenicale Gesù per ben tre volte rassicura i suoi discepoli “Non abbiate paura!” è perché “li istruisce e li prepara – ha spiegato il Papa- ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare.” “L’invio in missione da parte di Gesù non garantisce ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo da fallimenti e sofferenze. Essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, sia quella della persecuzione. Questo spaventa un po’, ma è la verità”. Il discepolo è infatti “chiamato a conformare la propria vita a Cristo, che è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce”. “Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità; le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione,…. Tutto ciò, ha osservato Francesco è occasione “per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù”, consapevoli che Dio “non abbandona i suoi figli nell’ora della tempesta.” “Nelle difficoltà della testimonianza cristiana nel mondo, non siamo mai dimenticati, ma sempre assistiti dalla sollecitudine premurosa del Padre.” Del resto – ha rammentato il Papa – “anche ai nostri giorni” è presente “la persecuzione contro i cristiani”. “Noi preghiamo per i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati e noi lodiamo Dio perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede”. Un'altra “forma di prova – ha aggiunto Francesco - può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni”. “Oltre che come ‘pecore in mezzo ai lupi’, il Signore, anche nel nostro tempo, ci manda come sentinelle in mezzo a gente che non vuole essere svegliata dal torpore mondano, che ignora le parole di Verità del Vangelo, costruendosi delle proprie effimere verità”. Da qui l’incoraggiamento che sempre viene da Gesù a non aver paura di chi  deride e maltratta, di chi ignora o davanti onora ma dietro combatte il Vangelo.   “Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui”. Infine la preghiera di Francesco a Maria: “ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà a Cristo….” Dopo la recita dell’Angelus, il pensiero del Papa è corso alle vittime e i loro familiari travolti ieri da una frana in un villaggio nella provincia del Sichuan, in Cina “Prego per i defunti e i feriti e per quanti hanno perso la casa. Dio conforti le famiglie e sostenga i soccorritori”. Quindi il ricordo del vescovo Teofilo Matulionis, ucciso in odio alla fede nel 1962, quando aveva già quasi 80 anni, beatificato oggi a Vilnius. “Rendiamo lode a Dio per la testimonianza di questo strenuo difensore della Chiesa e della dignità dell’uomo”. Un saluto particolare, il Papa ha rivolto al clero e ai fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina, e ai pellegrini della Bielorussia, che oggi hanno celebrato nella Basilica di San Pietro il 150° anniversario della canonizzazione di San Giosafat, invocando per ciascuno di loro: “il coraggio della testimonianza cristiana e il dono della pace per la cara terra ucraina”. (Da Radio Vaticana)...

Papa: icona dei missionari è Maddalena, donna in "uscita"

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Maria Maddalena, l’apostola degli apostoli, quale “icona” dei missionari. A proporla è stato Papa Francesco, nel discorso rivolto ai partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, figli spirituali di Bogdan Janski, apostolo dei polacchi emigrati in Francia durante il secolo XIX. Maria Maddalena, dice il Papa “dopo aver incontrato Gesù Risorto, lo annuncia agli altri discepoli. Francesca Sabatinelli : “La nostalgia di un passato che ha potuto essere fruttuoso di vocazioni e grandioso di opere non vi impedisca di vedere la vita che il Signore fa germogliare accanto a voi nel momento presente”. Questa l’indicazione di Francesco ai partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo: “Non siate uomini nostalgici, ma uomini che, mossi dalla fede nel Dio della storia e della vita, annunciano la venuta dell’alba anche in piena notte (cfr Is 21,11-12). Uomini contemplativi che, con lo sguardo del cuore fisso sul Signore, sanno vedere quello che non vedono altri, impediti dalle preoccupazioni di questo mondo; uomini che sanno proclamare, con l’audacia che viene dallo Spirito, che Cristo è vivo ed è il Signore”. Maria Maddalena, donna in uscita che sa rischiare Francesco affronta poi una seconda riflessione: Maria Maddalena e le altre che vanno al Sepolcro sono donne “in uscita”, abbandonano il loro “nido” e si mettono in cammino, sanno rischiare: "Lo Spirito chiama anche voi, Fratelli della Risurrezione, ad essere uomini in cammino, un Istituto “in uscita”, verso le periferie umane, lì dove è necessario portare la luce del Vangelo. Vi chiama ad essere cercatori del volto di Dio, là dove lo si trova: non nei sepolcri – «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (v. 5) –, ma dove Egli vive: nella comunità e nella missione". Dalla comunità uscire verso il mondo E’ chi crede nel Risorto che ha quindi il coraggio di uscire per “per portare la Buona Nuova della Risurrezione”, assumendosi anche “il rischio della testimonianza, come fecero gli Apostoli”: "Quanti sono coloro che aspettano questo lieto annuncio! Non ci è lecito privarli di esso. Se la Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza e il tesoro più prezioso, come non correre ad annunciarla agli altri?" La vita fraterna in comunità è un modo concreto di manifestare la Risurrezione di Cristo: accogliendo non quei fratelli che noi scegliamo, ma quelli che il Signore ci dona: "L’altro è un dono che non può essere manipolato né disprezzato; un dono da accogliere con rispetto, perché in lui, specialmente se è debole e fragile, mi viene incontro Cristo". L'autoreferenzialità conduce alla morte  Il richiamo di Francesco è quindi ad essere “costruttori di comunità evangeliche e non meri ‘consumatori’ di esse” e “ad assumere la vita fraterna in comunità come la prima forma di evangelizzazione”: "Le comunità siano aperte alla missione e rifuggano l’autoreferenzialità, che conduce alla morte. I problemi – che sempre ci sono – non vi soffochino, ma possiate coltivare la “mistica dell’incontro” e cercare, insieme con i fratelli che il Signore vi ha donato e illuminati «dalla relazione d’amore che passa fra le tre Divine Persone», la via e il metodo per andare avanti (cfr Lett. ap. A tutti i consacrati, 21 novembre 2014, I, 2). In una società che tende a livellare e massificare, dove l’ingiustizia contrappone e divide, in un mondo lacerato e aggressivo, non fate mancare la testimonianza della vita fraterna in comunità!" Sono due le forme di consolazione rivelate dal Risorto ai discepoli: la gioia interiore di riconoscerne la presenza e che conduce alla missione, e la luce del mistero pasquale che “fa recuperare la speranza”: "Risorti per far risorgere, liberati per liberare, generati a vita nuova per generare vita nuova in tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino. Questa è la vostra vocazione e missione di Fratelli della Risurrezione". La Risurrezione aiuta ad uscire dai sepolcri Sarà la Risurrezione che aiuterà “ad uscire dai momenti di tristezza” per aprire a orizzonti di gioia e di speranza, per dare la forza di “annunciare la Buona Notizia in questa cultura tante volte segnata dalla morte”: "Se avremo il coraggio di andare fino ai nostri sepolcri personali e comunitari, vedremo come Gesù è capace di farci risorgere da essi. E questo ci farà ritrovare la gioia, la felicità e la passione dei primi momenti del nostro donarci". Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata A conclusione dell’incontro, l’invito di Francesco a “fare memoria grata del passato, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro con speranza”: "Memoria grata del passato: non archeologia, perché il carisma è sempre una sorgente di acqua viva, non una bottiglia di acqua distillata. Passione per mantenere sempre vivo e giovane il primo amore, che è Gesù. Speranza: sapendo che Gesù è con noi e guida i nostri passi come ha guidato i passi dei nostri fondatori". (Da Radio Vaticana)...

Papa a nuotatori: acqua è fonte di vita, inquinarla è ripugnante

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Lo sport è una festa, ma non è priva di valori. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti al Trofeo di nuoto “Sette Colli” in corso a Roma. Il Papa ha messo in guardia dall’idolatrare il corpo ed ha messo l’accento sul bisogno di interiorità anche nello sport. Quindi, ha ribadito l’importanza dell’acqua, che non va inquinata. Il servizio di Alessandro Gisotti : Lo sport è una festa, ma una “festa non priva di contenuti, perché trasmette valori sempre più necessari in una società come la nostra, che viene definita liquida , priva di punti di riferimento saldi”. Il vostro sport, ha osservato Papa Francesco, “si fa nell’acqua, ma non è liquido , anzi, è molto solido , richiede impegno costante e forza d’animo”. Non esiste vita senza acqua Il vostro sfidarvi nell’acqua, ha soggiunto, “possa essere anche un contributo ad una diversa cultura dell’acqua: l’acqua è vita, senza acqua non esiste la vita”. E parlare di vita, ha ripreso, “è parlare di Dio, origine e sorgente della vita , e anche la nostra vita cristiana inizia nel segno dell’acqua, col Battesimo”: “ L’acqua nella quale nuotate, vi tuffate, giocate, gareggiate richiama una pluralità di attenzioni: il valore del corpo, che va curato e non idolatrato ; il bisogno di interiorità e la ricerca di senso in ciò che fate; la forza e il coraggio nel resistere alla fatica; la visione chiara di quale approdo cercare nella vita e come raggiungerlo; il valore di autenticità che dice trasparenza, limpidezza, pulizia interiore”. A contatto con l’acqua, ha concluso il Papa rivolgendosi agli atleti, “ imparate ad avere ripugnanza verso tutto ciò che è inquinante, nello sport e nella vita ” ed ha pregato il Signore che “dia sempre la gioia di fare sport insieme in spirito di fratellanza”.  (Da Radio Vaticana)...

Papa dal 6 settembre in Colombia: reso noto il programma del viaggio

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Papa Francesco partirà per il suo viaggio in Colombia mercoledì 6 settembre prossimo, con arrivo a Bogotà. La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto il programma . Il giorno successivo, l’incontro con le autorità. Quindi la visita alla cattedrale e l’incontro con i vescovi e il comitato direttivo del Celam. Nel pomeriggio, la Santa Messa. Venerdì 8, trasferimento a Villavicencio, per la Santa Messa e il grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale. Sabato 9 il Papa sarà a Medellin, con un’altra celebrazione eucaristica e un incontro con i religiosi. Domenica la giornata è dedicata alla tappa di Cartagena, con la benedizione della prima pietra delle case per i senzatetto dell’opera Talitha Qum, quindi l’Angelus e la visita alla casa santuario di San Pietro Claver. Nel pomeriggio la Messa e la cerimonia di congedo. Il rientro a Roma Ciampino è previsto per lunedì 11 settembre. (Da Radio Vaticana)...