i nostri ragazzi

16/01/2013

Vivere la vita...


…come vocazione!

Gruppo Giovani San Carlo, 11 gennaio 2013

Vocazione è la parola
che dovresti amare di più
perché è il segno
di quanto tu sia importante
agli occhi di Dio.
È l'indice di gradimento presso di Lui,
della tua fragile vita.
Si, perché se ti chiama,
vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore, non c'è dubbio.
In una turba sterminata di gente
risuona un nome: il tuo!
A te non ci aveva pensato nessuno.
Lui si!
Davanti ai microfoni della storia,
ti affida un compito su misura per Lui!
Si, per Lui, non per te.
Più che una “missione”
sembra una “scommessa”.
Una scommessa sulla tua povertà.
Ha scritto “ti amo” sulla roccia,
non sulla sabbia
come nelle vecchie canzoni.
E accanto ci ha messo il tuo nome.
Forse l'ha sognato di notte,
nella tua notte. Alleluia!
Puoi dire a tutti:
non si è vergognato di me!

Don Tonino Bello


In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!(Benedetto XVI, GMG Madrid)

L’accoglienza del dono dello Spirito porta ad abbracciare tutta la vita come vocazione. Nel nostro tempo, è facile all’uomo ritenersi l’unico artefice del proprio destino e pertanto concepirsi «senza vocazione». Per questo è importante che nelle nostre comunità ciascuno impari a riconoscere la vita come dono di Dio e ad accoglierla secondo il suo disegno d’amore.(Vescovi Italiani)

La vocazione è un progetto di vita strettamente legato al raggiungimento della nostra felicità a cui Dio ci chiama. Per questo la vocazione tocca tutti, davvero tutti, e in modo assolutamente misterioso e del tutto personale: siamo sempre chiamati per nome, come Samuele (cfr. 1Sam 3). La vocazione è il nesso della nostra vita col Mistero, da cui la vita dipende. Ma poiché il Mistero si è fatto uomo, la vocazione non è nient’altro che il rapporto della nostra vita con Cristo.

La vocazione è allora un progetto da identificare, approfondire, vivere e portare a compimento, perché è in gioco la nostra realizzazione personale e la vita della comunità. In questa ricerca siamo accompagnati dalla Chiesa e guidati dallo Spirito Santo, che è all’opera in tutte le tappe di questo cammino.

Nella Bibbia Dio chiama chiunque e in condizioni diversissime. Non conta il passato: senza preavviso, Dio entra e presenta un nuovo progetto di vita. Pensiamo ad Abramo (Gen 12,1-9) che sembra tra i pochi a non fare obiezioni e per questo è elevato a simbolo della fede obbedienziale (Eb 11,19). Gli esempi biblici di santità però non sono mai modelli inarrivabili di perfezione umana e nemmeno etica. I chiamati sono peccatori (Davide, la Samaritana), ingannatori (Giacobbe), omicidi (Mosè), vecchi (Abramo) e giovanissimi (Samuele), uomini ignoranti (Pietro), dal lavoro disonesto (Matteo), non particolarmente nobili (Osea, Amos)...
Un’altra caratteristica dei racconti di vocazione è che spesso il chiamato esprime un’obiezione. Mosè sembra che sia quello che ha più da obiettare a Dio (Es 3-4). Porta avanti l’obiezione di non essere “nessuno” (“Chi sono io?”, Es 3,11), di non conoscere il nome del Dio che gli sta parlando (“Come si chiama?”, Es 3,13), poi che non potrà essere creduto dagli Israeliti (Es 4,1), quindi che non è un buon parlatore (Es 4,10) e infine consiglia a Dio di cercare di mandare qualcun altro (Es 4,13). Dio risponde a tutte le obiezioni con una promessa o un segno di conferma. Anche questo dono del segno è una terza caratteristica fissa del racconto di vocazione biblico.

Come si fa a rendere vera la propria vocazione? Anzitutto essa deve trovare corrispondenza nel nostro cuore, facendoci vivere nel presente con maggiore chiarezza, entusiasmo, con maggiore generosità capace di sacrificio, con più gusto. La vocazione è vera, se ti fa vivere il presente nella totalità dei suoi fattori. Se essa invece ci attrae, ma ci fa fuggire dal presente, se ci fa credere che bisogna aspettare che cambino le cose per diventare migliori, allora non siamo di fronte alla vocazione, ma ad una fuga, ad una alienazione. La vocazione deve rendere più denso il presente, cioè più carico di scopo.
Quindi verificare significa camminare in modo da rendere vero ciò che Dio ha fatto balenare all’orizzonte. Ma siccome Dio è discreto, spesso ciò che balena alla nostra coscienza può facilmente essere soffocato e noi possiamo distrarci, dimenticarcene. Ecco allora l’importanza di dare solidità e continuità alle intuizioni e ai desideri, in primo luogo con la preghiera.

Pregare non è facile e dobbiamo impararlo. Bisogna lasciarsi toccare dal silenzio, percepire la sua attrazione. Una volta toccato, il silenzio sarà per noi qualcosa che ci attirerà. Si tratta quindi di imparare ad amarlo e a custodirlo. Nel silenzio possiamo prendere coscienza del nostro vero rapporto con le cose e con le persone. Nei sacramenti poi sperimentiamo storicamente di essere inseriti in questo rapporto d’amore del Padre e del Figlio, in questa spirazione di vita in cui Gesù stesso ci ha inseriti aprendoci la strada. I sacramenti infatti sono l’oggi nella storia dell’evento Gesù, la sua attualizzazione.

Sia nella ricerca, che nella realizzazione della propria vocazione è necessario lasciarsi colpire da coloro che ci testimoniano il tentativo di vivere in pienezza la propria chiamata e missione. Invece dell’invidia e della gelosia, vedere una persona capace di vivere nella sua vita l’ideale che si è dato, deve essere fonte di ammirazione e stimolo ad un nostro maggiore impegno. Bisogna anche cercare di fare attenzione a scoprire negli altri i segni del loro impegno. Il confronto positivo con chi testimonia l’autenticità della fede e della sequela al Signore è possibile solo se si ha coscienza della piccolezza, propria e altrui. Essere umili vuol dire avere uno sguardo semplice che sappia cogliere con sereno realismo sia i propri limiti, sia le proprie doti.

Il confronto da operare in vista dell’approfondimento della nostra vocazione è anzitutto con la storia in cui Dio ci ha inserito e con coloro che in essa dimostrano autorevolezza. Il Signore ci parla nella nostra coscienza e negli eventi della vita, nelle parole di chi ci interpella e ci chiama all’impegno per una vita cristiana, bella e realizzata in pienezza. Un ruolo importante, e forse da riscoprire, è quello della guida spirituale, cioè di un prete o anche un laico maturo nella fede, con cui confrontarsi con semplicità riguardo al proprio cammino cristiano. Semplicità non è stupidità, ma è non lasciarsi indebolire da troppi “se” e troppi “ma”, che a volte mascherano solo la paura di affrontare una strada nuova o più impegnativa. La semplicità, al contrario, crede nelle ragioni; del resto, aiutare non significa dare le soluzioni, ma dare le motivazioni con cui affrontare le difficoltà e le scelte.

Vivere la vita come vocazione significa chiedersi perché mi alzo al mattino: io ancora alla mia età me lo chiedo tutte le mattine balzando dal letto e mi dico che se non sarà vissuta per amore, quella giornata sarà sprecata. La vita è la più grande opportunità che ci è stata data per vivere e sperimentare l’amore. “Ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.(S. Agostino)

Domandate al Signore che vi aiuti a scoprire la vostra vocazione nella vita e nella Chiesa, e a perseverare in questa vocazione con gioia e fedeltà, sapendo che Egli mai vi abbandona e mai vi tradisce. Lui è con noi fino alla fine del mondo.(Benedetto XVI, GMG Madrid)