Gruppo Famiglie

13/11/2016

Vivere in famiglia il sacramento del matrimonio


DALLA ESORTAZIONE APOSTOLICA AMORIS LAETITIA DI PAPA FRANCESCO

CAPITOLO TERZO: LA VOCAZIONE DELLA FAMIGLIA

Il sacramento del matrimonio

71. «La Scrittura e la Tradizione ci aprono l’accesso a una conoscenza della Trinità che si rivela con tratti familiari. La famiglia è immagine di Dio, che […] è comunione di persone. Nel battesimo, la voce del Padre designa Gesù come suo Figlio amato, e in questo amore ci è dato di riconoscere lo Spirito Santo (cfr Mc 1,10-11). Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé e ha redento l’uomo dal peccato, non solo ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale, ma ha anche elevato il matrimonio a segno sacramentale del suo amore per la Chiesa (cfr Mt 19,1-12; Mc 10,1-12; Ef 5,21-32). Nella famiglia umana, radunata da Cristo, è restituita la “immagine e somiglianza” della Santissima Trinità (cfr Gen 1,26), mistero da cui scaturisce ogni vero amore. Da Cristo, attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia dello Spirito Santo, per testimoniare il Vangelo dell’amore di Dio».[63] 

72. Il sacramento del matrimonio non è una convenzione sociale, un rito vuoto o il mero segno esterno di un impegno. Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché «la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi».[64] Il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Pertanto, la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale. 

73. «Il dono reciproco costitutivo del matrimonio sacramentale è radicato nella grazia del battesimo che stabilisce l’alleanza fondamentale di ogni persona con Cristo nella Chiesa. Nella reciproca accoglienza e con la grazia di Cristo i nubendi si promettono dono totale, fedeltà e apertura alla vita, essi riconoscono come elementi costitutivi del matrimonio i doni che Dio offre loro, prendendo sul serio il loro vicendevole impegno, in suo nome e di fronte alla Chiesa. Ora, nella fede è possibile assumere i beni del matrimonio come impegni meglio sostenibili mediante l’aiuto della grazia del sacramento. […] Pertanto, lo sguardo della Chiesa si volge agli sposi come al cuore della famiglia intera che volge anch’essa lo sguardo verso Gesù».[65] Il sacramento non è una “cosa” o una “forza”, perché in realtà Cristo stesso «viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri».[66] Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi. Unendosi in una sola carne rappresentano lo sposalizio del Figlio di Dio con la natura umana. Per questo «nelle gioie del loro amore e della loro vita familiare egli concede loro, fin da quaggiù, una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello».[67] Benché «l’analogia tra la coppia marito-moglie e quella Cristo-Chiesa» sia una «analogia imperfetta»,[68] essa invita ad invocare il Signore perché riversi il suo amore dentro i limiti delle relazioni coniugali. 

74. L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia. È il «mistero nuziale».[69] Il valore dell’unione dei corpi è espresso nelle parole del consenso, dove i coniugi si sono accolti e si sono donati reciprocamente per condividere tutta la vita. Queste parole conferiscono un significato alla sessualità, liberandola da qualsiasi ambiguità. Tuttavia, in realtà, tutta la vita in comune degli sposi, tutta la rete delle relazioni che tesseranno tra loro, con i loro figli e con il mondo, sarà impregnata e irrobustita dalla grazia del sacramento che sgorga dal mistero dell’Incarnazione e della Pasqua, in cui Dio ha espresso tutto il suo amore per l’umanità e si è unito intimamente ad essa. Non saranno mai soli con le loro forze ad affrontare le sfide che si presentano. Essi sono chiamati a rispondere al dono di Dio con il loro impegno, la loro creatività, la loro resistenza e lotta quotidiana, ma potranno sempre invocare lo Spirito Santo che ha consacrato la loro unione, perché la grazia ricevuta si manifesti nuovamente in ogni nuova situazione.

75. Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne. Nel Battesimo è stata consacrata la loro capacità di unirsi in matrimonio come ministri del Signore per rispondere alla chiamata di Dio. Pertanto, quando due coniugi non cristiani ricevono il Battesimo, non è necessario che rinnovino la promessa matrimoniale ed è sufficiente che non la rifiutino, dal momento che, a causa del Battesimo che ricevono, la loro unione diventa per ciò stesso sacramentale. Il Diritto Canonico riconosce anche la validità di alcuni matrimoni che si celebrano senza un ministro ordinato.[71] Infatti l’ordine naturale è stato assunto dalla redenzione di Gesù Cristo, in maniera tale che «tra i battezzati, non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento».[72] La Chiesa può esigere che l’atto sia pubblico, la presenza di testimoni e altre condizioni che sono mutate nel corso della storia, però questo non toglie ai due sposi il loro carattere di ministri del sacramento, né diminuisce la centralità del consenso dell’uomo e della donna, che è ciò che di per sé stabilisce il vincolo sacramentale. 

 

PER APPROFONDIRE 

  • Nel sacramento del matrimonio gli sposi hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo che li ha configurati ad immagine di Cristo Sposo della Chiesa. Gli sposi hanno la grazia, nella propria carne, di riesprimere questa alleanza di amore di Cristo con noi: vivere con la grazia di Cristo. 
  • L'amore gratuito. Il Verbo si è fatto carne per amore, cioè in modo puramente gratuito: amare per amare e non per avere la risposta. Gesù si è incarnato per amore ed è ancora in mezzo a noi per amore. La coppia, allora, ha la grazia di amare per amare, cioè di amare così intensamente (come ha fatto Gesù) da mettere l’altro nelle condizioni di dare una risposta libera e totale. Amare gratuitamente  è accogliersi nella propria fragilità e povertà. 
  • Vivere l'ordinario. Chiamati a vivere, come Gesù, l’amore gratuito, assumendosi tutto l’uno dell’altra per tutta la vita, vediamo come Gesù ha vissuto per imparare da lui come si vive l’amore fatto carne. Tutta la vita normale della coppia, allora, diventa un ordinario da vivere straordinariamente, perché abitato da una grazia straordinaria. Le piccole cose di tutti i giorni, i lavori domestici, il lavoro quotidiano, abitati da questo amore, stancano, ma non consumano; sfibrano, ma prendono senso: tutto assume una qualità diversa. È la spiritualità dell’ordinario che fa crescere, perché tutto nella vita è reciprocità, possibilità di esprimere l’amore. 
  • Vivere la fedeltà. Dal momento che gli sposi hanno la grazia di vivere come Cristo, di essere assorbiti dentro questa relazione, essi hanno la grazia di vivere la fedeltà. Cristo non può non essere fedele, perché in lui è l’unità della natura divina con la natura umana. Egli perciò può aiutare la coppia a vivere questa unità, in cui la fedeltà è ricchezza e occasione di crescita di vita. L’indissolubilità del matrimonio, allora, non è un recinto, un condizionamento, ma una strada di autenticità su cui camminare. 
  • Amare fino al sacrificio di sé. Se Cristo Sposo è il modello da imitare, Lui ci ha amati fino a morire sulla croce: gli sposi ricevono la capacità di amare fino a questo livello tutti i giorni, cioè la capacità di amare nel sacrificarsi e, nel sacrificio, di vivere l’amore. Il sacrificio è l’unica possibilità di spostare i confini della capacità di amare. L’amore che ama fino a dare la vita l’uno all’altro produce la gioia, la gioia dell’unità. E questa gioia si deve vedere, segno di un amore che sta crescendo nella maturità, secondo la grazia ricevuta dal Signore.

Preghiera della famiglia

Signore, fà della nostra famiglia uno strumento della tua pace:

dove prevale l'egoismo,  che portiamo amore,
dove domina la violenza,  che portiamo tolleranza,
dove scoppia la vendetta,  che portiamo riconciliazione,
dove serpeggia la discordia, 
che portiamo comunione,
dove regna l'idolo del denaro,  che portiamo libertà dalle cose,
dove c'è scoraggiamento, 
che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, 
che portiamo consolazione,
dove c'è solitudine,  che portiamo compagnia,
dove c'è tristezza,  che portiamo gioia,
dove c'è disperazione,  che portiamo speranza.

O Maestro, fà che la nostra famiglia non cerchi tanto di accumulare, quanto di donare,
non si accontenti di godere da sola, ma si impegni a condividere.

Perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere, nel perdonare che nel prevalere, nel servire che nel dominare.  Amen.