Ascolto della Parola

28/11/2013

Apocalisse: la sesta tromba e il libro aperto


Capitolo 9

13Il sesto angelo suonò la tromba: udii una voce dai lati dell'altare d'oro che si trova dinanzi a Dio. 14Diceva al sesto angelo, che aveva la tromba: "Libera i quattro angeli incatenati sul grande fiume Eufrate". 15Furono liberati i quattro angeli, pronti per l'ora, il giorno, il mese e l'anno, al fine di sterminare un terzo dell'umanità. 16Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero.

 17E così vidi nella visione i cavalli e i loro cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo; le teste dei cavalli erano come teste di leoni e dalla loro bocca uscivano fuoco, fumo e zolfo. 18Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che uscivano dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell'umanità. 19La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code, perché le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse fanno del male.

20Il resto dell'umanità, che non fu uccisa a causa di questi flagelli, non si convertì dalle opere delle sue mani; non cessò di prestare culto ai demòni e agli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; 21e non si convertì dagli omicidi, né dalle stregonerie, né dalla prostituzione, né dalle ruberie.

 

Capitolo 10  

1E vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l'arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco. 2Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, 3gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. 4Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che diceva: "Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo".

5Allora l'angelo, che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo6e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: "Non vi sarà più tempo! 7Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti".

8Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: "Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra". 9Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: "Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele". 10Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. 11Allora mi fu detto: "Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re".

 

Per la riflessione

 

Questa visione presenta un altro attacco da parte delle forze diaboliche contro il mondo pagano. Ma anziché descriverlo in termini di una normale catastrofe naturale, Giovanni gioca sull’angoscia contemporanea causata da un pericolo militare, la presenza della temibile cavalleria dei Parti sulla frontiera dell’Eufrate. Questa piaga causerà molta sofferenza e distruggerà un terzo della popolazione.

I corni erano situati ai quattro angoli dell’altare (Es. 27,2; 30,2 ss.) sul quale l’angelo offriva le preghiere dei santi (8,3). La vendetta di Dio è la risposta alle loro preghiere (6,9; 14,18; 16,7).

Il numero dei quattro angeli (diverso da quello di 7,1) indica che la loro attività distruttiva sarà estesa in tutto l’universo. Sono in grado di agire di loro iniziativa ma solo nel tempo – “l’ora e il giorno” (v.15) – e nel modo stabiliti da Dio. Quando vengono “sciolti” nessun altro ostacolo si frappone al loro intervento.

Noto come il “grande fiume”, l’Eufrate era il confine orientale ideale d’Israele (Gen. 15,18; Deut. 1,7).

Al di là di esso stavano le grandi nazioni pagane le cui invasioni della Palestina furono annunciate da Isaia (7,20; 8,7) e Geremia (46,10) come lo “straripamento del grande fiume”. Al tempo dell’Apocalisse questo territorio (la regione a est dell’Eufrate) era occupato dai Parti, che rappresentavano la minaccia più seria per l’impero romano. E’ probabile che Giovanni li presenti qui come tipo delle punizioni che Dio infliggerà ai regni colpevoli di aver perseguitato la Chiesa.

“Duecento milioni” indica che il passo si riferisce a una potenza sovrumana (5,11; Dan. 7,10). Cavalli e cavalieri sono presentati come creature fantasiose. Vari elementi della descrizione indicano che queste creature sono mostri diabolici saliti dall’Abisso.

Un altro tema tradizionale era l’accentuazione della totale impotenza degli idoli (Ger. 10, 3-5; 1 Cor. 8,4). Anche se un idolo rappresenta un essere inesistente, è pur sempre un segno visibile di rivolta contro il Dio vivente. L’idolatria, il rifiuto del vero Dio, sfocia nella perversione morale (Rom. 1, 21-32; Ef. 5,6).

 

Il corso degli eventi escatologici è nuovamente interrotto, come avvenne dopo l’apertura del sesto sigillo. Fino a questo punto, il popolo di Dio è stato protetto contro le calamità causate dalle forze diaboliche (9,4), ma nulla è stato detto circa il compimento della salvezza. Ci viene ora detto che la fine è imminente (10,6 ss.) e che il regno di Dio, che segnerà la liberazione definitiva di tutti i cristiani, sta per essere inaugurato (11,15 ss.).

Così le due visioni di questo intermezzo sono intese a consolare il veggente e i suoi fratelli. Tutti gli elementi di questa descrizione sono simboli tradizionali della gloria di Dio. La visione di un glorioso essere celeste rievoca la trasfigurazione di Gesù (Mt. 17,2 ss.) e in special modo la visione introduttiva del Figlio dell’uomo (1, 12-16). Il libro aperto è diverso dal libro sigillato di 5,1 che l’Agnello ricevette dalla mano di Dio. Il libro è aperto e Giovanni lo riceve dall’angelo. Il “piede destro” è un’allusione alla mole colossale dell’angelo, ma esprime specialmente l’universalismo del suo messaggio. Il mare, la terra e il cielo: formula che abbraccia la totalità della creazione (Es. 20,4.11).

La spiegazione più probabile dei “sette tuoni” sta nella sua somiglianza con il Salmo 29, dove la voce di Jahwè – il tuono – è lodata sette volte. Qui Dio stesso (Gv. 12,27-33), nella pienezza della sua maestà, risponderebbe al grido dell’angelo.

Una voce dal cielo, probabilmente quella di Cristo chiede di non scrivere la visione. Questo è un comando straordinario (Dan. 8,26; 12,4.9; 2 Cor. 12,4) dato che Giovanni riceve nell’Apocalisse ripetuti ordini di scrivere le sue visioni (1,11.19; 14,13; 19,9; 21,5). Forse la proibizione indica la natura limitata delle rivelazioni dell’Apocalisse.

Riallacciandosi a Dan. 12,7, la mancanza di tempo potrebbe alludere alla breve battaglia (tre anni e mezzo in Dan.) contro l’anticristo (cap.13 ss.) che deve immediatamente precedere la fine. O potrebbe significare che la dilazione di cui si parla in 6,11 è giunta al termine, e che il tempo della liberazione è vicino (11,15 ss.)

Il mistero di Dio è il misterioso piano salvifico di Dio che riguarda la totalità della storia umana. La promessa di felicità nel regno di Dio dopo la vittoria sulle potenze del male è davvero una “buona notizia” per la Chiesa.

L’invito a prendere e a divorare il libro si ispira alla scena dell’investitura profetica di Ezechiele (2, 8-3,3). L’azione del mangiare (Ger. 15,16) simboleggia la completa assimilazione del contenuto del libro: il suo duplice effetto esprime il duplice aspetto del contenuto del libro: annuncia la vittoria gloriosa dei fedeli, ma avverte che questo trionfo sarà preceduto da una dura battaglia (11, 1-13). Questa, in breve, è la regola generale di vita cristiana: si possono conseguire beatitudine e gloria solo dopo essere stati provati dalla croce.

In sintesi: il regno di Dio, cioè il compimento ultimo della salvezza, non è ancora completo, ma il suo cammino, iniziato da Cristo, è inarrestabile. Questo è di conforto all’uomo che vive l’esperienza della croce.

 

 

Per la preghiera:

 (Cfr. Ap 4, 11; 5, 9. 10. 12)

Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, *
l'onore e la potenza,

perché tu hai creato tutte le cose, †
per la tua volontà furono create, *
per il tuo volere sussistono.

Tu sei degno, o Signore,
di prendere il libro *
e di aprirne i sigilli,

perché sei stato immolato †
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue *
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione

e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti *
e regneranno sopra la terra.

L'Agnello che fu immolato è degno di potenza, †
ricchezza, sapienza e forza, *
onore, gloria e benedizione.