Ascolto della Parola

21/11/2013

Apocalisse: l’Agnello apre il settimo sigillo


Capitolo 8

1Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz'ora. E vidi i sette angeli che stanno davanti a Dio, e a loro furono date sette trombe.

3Poi venne un altro angelo e si fermò presso l'altare, reggendo un incensiere d'oro. Gli furono dati molti profumi, perché li offrisse, insieme alle preghiere di tutti i santi, sull'altare d'oro, posto davanti al trono. 4E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme alle preghiere dei santi. 5Poi l'angelo prese l'incensiere, lo riempì del fuoco preso dall'altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono tuoni, voci, fulmini e scosse di terremoto.

6I sette angeli, che avevano le sette trombe, si accinsero a suonarle.

7Il primo suonò la tromba: grandine e fuoco, mescolati a sangue, scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra andò bruciato, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde andò bruciata.

8Il secondo angelo suonò la tromba: qualcosa come una grande montagna, tutta infuocata, fu scagliato nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, 9un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.

10Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. 11La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono a causa di quelle acque, che erano divenute amare.

12Il quarto angelo suonò la tromba: un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e così si oscurò un terzo degli astri; il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.

13E vidi e udii un'aquila, che volava nell'alto del cielo e che gridava a gran voce: "Guai, guai, guai agli abitanti della terra, al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!".

 

Capitolo 9  

1Il quinto angelo suonò la tromba: vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso; 2egli aprì il pozzo dell'Abisso e dal pozzo salì un fumo come il fumo di una grande fornace, e oscurò il sole e l'atmosfera.

3Dal fumo uscirono cavallette, che si sparsero sulla terra, e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. 4E fu detto loro di non danneggiare l'erba della terra, né gli arbusti né gli alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. 5E fu concesso loro non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il loro tormento è come il tormento provocato dallo scorpione quando punge un uomo. 6In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte fuggirà da loro.

7Queste cavallette avevano l'aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d'oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. 8Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. 9Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto.

10Avevano code come gli scorpioni e aculei. Nelle loro code c'era il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. 11Il loro re era l'angelo dell'Abisso, che in ebraico si chiama Abaddon, in greco Sterminatore.

12Il primo "guai" è passato. Dopo queste cose, ecco, vengono ancora due "guai".

 

Per la riflessione

 

Il settimo sigillo contenente la volontà di Dio per quanto riguarda la storia (5,1) è aperto per ultimo. Dopo tutti gli avvenimenti straordinari che hanno accompagnato l’apertura dei sigilli precedenti, ci si aspettava il momento culminante, il giudizio di Dio (6,17). Invece non accade nulla, in effetti il settimo sigillo preannuncia la serie successiva e il suo contenuto viene svelato man mano che squillano le sette trombe.

Come nella tradizione profetica (Is. 41,1; Sof. 1,7; Zc. 2,17) il silenzio solenne precedeva e annunziava la gloriosa venuta di Jahwé nel gran giorno del giudizio, così anche in questo contesto, c’è un forte contrasto tra gli inni che precedono (vv. 3 e 4) e il frastuono che segue (v.5).

Le sette trombe ripetono, in una sorta di parallelismo, lo stesso movimento dei sette sigilli. Anche il contenuto è molto simile, ma non è pura ripetizione: le immagini variano e le sciagure sembrano aumentare di intensità. Anche qui una scena celeste (8, 2-6) serve da introduzione. Le prime quattro trombe (8, 7-12) formano un gruppo compatto, come i primi quattro sigilli. La quinta (9,1-12) e la sesta tromba (9, 13-21) hanno uno sviluppo più ampio rispetto alle precedenti. Infine, una duplice visione precede lo squillo della settima tromba.

I sette angeli sono denominati gli “angeli della presenza” perché, secondo la tradizione giudaica (Tobia 12,15), stanno alla presenza immediata di Dio (Lc. 1,19). Questo modo di descriverli è preso dal protocollo delle corti orientali. C’è poi un altro angelo, come l’“angelo di pace” di certe apocalissi, egli compie qui il ruolo di intermediario tra Dio e gli uomini, offrendo a Dio le preghiere dei santi (Tobia 12,15), e agendo in qualità di esecutore sulla terra del decreto di Dio.

 “Si fermò all’altare”: è l’altare dei profumi (Es. 30,1; 1 Re 6, 20-21); - “un incensiere d’oro: serviva a trasportare le braci ardenti dall’altare degli olocausti sull’altare dei profumi.

“Le preghiere dei Santi”: sono le ferventi preghiere che tutti i cristiani perseguitati rivolgono a Dio. Per purificare queste preghiere dall’imperfezione umana e renderle gradite a Dio, l’angelo aggiunge “molti profumi”. Le preghiere così purificate e presentate a Dio dall’angelo, s’innalzano fino a Dio come il fumo dell’incenso. I cristiani che combattono e soffrono sulla terra possono avere la garanzia che le loro preghiere saranno esaudite. Infatti il profumo dell’incenso che sale verso Dio e, poi, il fuoco disceso sulla terra, significano che le preghiere dei giusti, supplicanti e perseguitati, sono state esaudite.

“Il fuoco dell’altare”: è il simbolo dell’ira di Dio sulla terra (Ez. 10,2; Gen. 19,24), la sua risposta alla preghiera dei santi che attendevano la liberazione dalla persecuzione. Infatti, le piaghe non colpiranno coloro che portano il sigillo divino, ma solo i loro empi persecutori (9, 4.20 ss.).

Le prime quattro trombe: sono descritte in modo parallelo (8, 7-12) e richiamano catastrofi naturali della fine del I secolo. Le descrizioni sono brevi e contengono espressioni simili. Le piaghe riguardano direttamente la natura, divisa com’è in quattro sezioni: terraferma, mare, fonti delle acque e stelle (14, 7; 16, 2-9). Solo un terzo di questi elementi viene colpito: le calamità distruggono la sicurezza dell’esistenza umana, ma non costituiscono la totalità del giudizio divino, servono da ammonimento, invitano gli uomini al pentimento

“Grandine e fuoco”: della prima tromba fanno riferimento alla settima piaga d’Egitto (Es. 9, 22-26; Ez. 38,22; Gioele 3,3ss.; Atti 2, 19ss.), anche se ne supera le dimensioni. “Un terzo del mare divenne sangue”:questa piaga corrisponde alla prima piaga d’Egitto (Es. 7, 20-21; Salmo 78,44).

 “La terza parte degli astri si oscurò”: è il richiamo alla nona piaga d’Egitto (Es. 10,21), annunciata per la fine dei tempi (Amos 8,9; Gioele 4, 15).

“Un’aquila”: adempie alla funzione di “un angelo”, annuncia le piaghe che si sprigionano dalle ultime tre trombe e che si abbatteranno direttamente sul genere umano. Il triplice anatema “Guai, guai, guai”, è rivolto a “coloro che abitano sulla terra”, cioè agli increduli pagani.

“Le fu data la chiave del pozzo dell’Abisso”: un angelo apre il luogo dove sono detenuti gli angeli decaduti in attesa del castigo finale (11,7; 17,8).

Nella letteratura apocalittica l’Abisso è un luogo in cui gli spiriti maligni sono temporaneamente trattenuti e tormentati (Lc. 8,31), in attesa della loro destinazione finale, che sarà lo “stagno di fuoco e di zolfo” (20,10). L’Abisso, prigione del demonio, è concepito come una vasta caverna sotterranea, senza fondo, colma di fuoco. Non ha alcuna comunicazione con la superficie della terra, ad eccezione di un pozzo il cui ingresso è chiuso a chiave. Un principe - non Satana – comanda su di esso (9,11). Da questo luogo escono le cavallette (9,3), e la “bestia” (l’anticristo” 11,7;17,8). Qui sarà relegato Satana durante il regno millenario (20, 1.3).

Nell’ultima visione ci sono immagini che si sovrappongono, dalla voragine esce un numero sterminato di cavallette, che hanno un potere pari a quello degli scorpioni. Loro compito è di “tormentare” gli uomini che non hanno impresso sulla fronte il sigillo di Dio, cioè coloro che perseguitavano i cristiani.

Questa tortura è il segno della collera di Dio verso il mondo peccatore e durerà “cinque mesi”: un periodo stabilito da Dio, più o meno corrispondente alla durata della vita delle locuste.

Infine le cavallette non sono più tali, ma cavalli pronti all’assalto, e poi uomini dalle lunghe chiome, feroci come leoni (si riferisce all’invasione dei Parti).

 

 

Per la preghiera:

           


 Il tuo silenzio, Signore!

Lo sentiamo, ma fatichiamo ad ascoltare la Tua voce che parla, in tono quasi impercettibile.
Ci chiami uno per uno, e rimani in attesa,
in ascolto del sussurro nostro
per accoglierlo e ricambiarlo
in pienezza Tua, che è tutto Amore.

Amo la solitudine, Signore,
perché in essa trovo Te,
trovo il tuo amore che acquieta la mia meschinità
e mi fa apparire creatura Tua, come fossi l’unica.

Grazie, Signore, di questo dono, di questo silenzio che è in noi, attorno a noi, e che, a saperlo cogliere, ci porta all’unione con Te,
a capire che Tu sei per me amico, come fossi il solo,e io amico Tuo e di chi mi hai posto accanto,
nel divino Tuo silenzio,
da dove ci chiami.            Amen.