Home

09/02/2017

La misera e la misericordia


Dal Vangelo di Giovanni (cap. 8)

 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". 11Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più".

12Di nuovo Gesù parlò loro e disse: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". 13Gli dissero allora i farisei: "Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera". 14Gesù rispose loro: "Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me". 19Gli dissero allora: "Dov'è tuo padre?". Rispose Gesù: "Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio". 20Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

21Di nuovo disse loro: "Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire". 22Dicevano allora i Giudei: "Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?". 23E diceva loro: "Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati". 25Gli dissero allora: "Tu, chi sei?". Gesù disse loro: "Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo". 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite".

30A queste sue parole, molti credettero in lui. 31Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". 33Gli risposero: "Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?". 34Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro". 39Gli risposero: "Il padre nostro è Abramo". Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro". Gli risposero allora: "Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!". 42Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio".

48Gli risposero i Giudei: "Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?". 49Rispose Gesù: "Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". 52Gli dissero allora i Giudei: "Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?". 54Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia". 57Allora i Giudei gli dissero: "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?". 58Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". 59Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

Per la riflessione

 

Mentre Gesù è lì ad insegnare, i farisei e gli scribi - i farisei sono quelli che osservano la legge e gli scribi quelli che la conoscono- portano una donna sorpresa in adulterio e la mettono in mezzo. Al centro della legge c’è esattamente il peccato, che la legge denuncia, che la legge punisce. E questa donna colta in adulterio rappresenta ogni uomo che in fondo non ama il suo Signore, lo Sposo, siamo tutti adulteri: questa generazione adultera e peccatrice. Quindi questa donna rappresenta tutti noi e la legge è molto esplicita su cosa bisogna fare: è da uccidere.

Al centro della legge, al centro dell’attenzione di tutti c’è il peccato, il male. Di fatti è sempre così. E si chiede a Gesù cosa fare. Dicevano questo per tentarlo, avendo sentito Gesù parlare finora, erano sicuri che non era d’accordo con questo. E la tentazione in cosa consisteva: che se diceva che bisognava lapidarla smentiva tutto il suo messaggio; se diceva che non bisognava lapidarla si metteva contro la legge e avevano il pretesto per condannarlo. Quindi, in realtà, in questa scena l’imputato è Gesù, non la donna.

Col gesto di scrivere col dito in terra, Gesù si richiama al dito di Dio che è all’origine di tutta la Scrittura e cosa rivela Dio nella Scrittura? Che lui è misericordia, perdono, che al centro non ha messo l’albero della morte, ha messo l’albero della vita! Cioè vuol richiamare, al di là della legge che punisce il peccato, colui che scrive, che è Dio e perdona il peccatore. Guardi ognuno la propria coscienza. Se uno guarda se stesso, non condanna più nessuno, capisce che il male è dentro di lui non sulla vittima designata che può aver fatto un male reale oppure per lo più presunto. Guarda il male dentro di te! Combatti quello con la tua coscienza.

Poi, importante: Scagli la prima pietra. Il primo deve pensarci bene perché è lui che dà inizio, che sta al principio. Pensi ognuno di essere al principio e responsabile di ciò che fa! Non sia gregge, pecora che segue la violenza generale. Guardi dentro di sé se la violenza non è dentro di lui e quel peccato dentro di lui, allora se proprio vorrà lapidare qualcuno lapiderà se stesso, ma non conviene. Quindi Gesù richiama alla responsabilità personale.

E Gesù rimase solo e la donna nel mezzo. Prima la donna era nel mezzo di chi voleva lapidare, ora è sola nel mezzo con Gesù. Agostino commenta: Sono rimasti in due, la misera e la misericordia. Cosa c’è di noi che rimane alla fine della nostra vita? Rimane la misericordia di Dio, l’amore gratuito di Dio. Non più la legge, non più la condanna, non più la morte, ma la misericordia. E la misericordia colma la miseria in proporzione alla miseria che c’è, quindi più è grande la miseria, più è grande il peccato più è grande la misericordia, più è grande l’amore.

“Donna” è il titolo della sposa. Questa adultera è la sposa, è la donna. È la donna che ha sperimentato l’amore gratuito del Signore, l’amore fedele e, quindi, è donna, è fedele finalmente perché ha capito.

Gesù è luce perché è il Figlio che conosce il Padre. La luce dell’esistenza è conoscere l’amore con cui siamo amati, da dove veniamo. Se non sappiamo l’amore con cui siamo amati, non abbiamo identità, perché la nostra identità è l’amore con cui siamo amati, ciò che ci fa figli, ci fa esistere. Ecco Gesù è il Figlio che conosce il Padre, che sa da dove viene dove va ed è venuto ad insegnarci da dove veniamo e dove andiamo. Una vita senza luce, senza senso, senza un principio, senza un fine che sia l’amore è una vita nelle tenebre e una vita nella schiavitù, è una vita nella morte.

“Il Figlio dell’uomo” è un’espressione che Gesù usava per nominare se stesso ed era un’espressione presa dal libro di Daniele per indicare una figura gloriosa che alla fine giudica il mondo ed ha il potere stesso di Dio. Gesù applicava a sé questa figura gloriosa, divina, di Figlio d’uomo: una persona trascendente e divina.

La Parola “innalzare”. Innalzare richiama il Servo di JHWH che sarà innalzato, innalzato sul patibolo, cioè sulla croce. Quindi Gesù combina insieme l’immagine gloriosa del Figlio dell’uomo e l’essere innalzato sul patibolo come Servo di JHWH. Giovanni, quando parla della croce, non parla mai della morte e risurrezione di Gesù, ma parla sempre di innalzamento: la croce è proprio l’innalzamento. Però le dà il duplice significato: la croce non è solo innalzare sul patibolo, è anche elevare alla dignità divina, perché sulla croce “Voi conoscerete Io-Sono”. “Io-Sono” è il nome di Dio, è il nome di Dio che libera dalla schiavitù degli idoli. Sulla croce conosci chi è Dio, Dio è uno che dà la vita a chi lo uccide, Dio è solo e tutto amore per l’uomo, questo è Dio.