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16/02/2017

La fede del cieco nato


Dal Vangelo di Giovanni (cap. 9)

 1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?". 3Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo". 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe" - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: "Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". 9Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma è uno che gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!". 10Allora gli domandarono: "In che modo ti sono stati aperti gli occhi?". 11Egli rispose: "L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: "Va' a Sìloe e làvati!". Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista". 12Gli dissero: "Dov'è costui?". Rispose: "Non lo so".

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo". 16Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri invece dicevano: "Come può un peccatore compiere segni di questo genere?". E c'era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!".

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?". 20I genitori di lui risposero: "Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé". 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età: chiedetelo a lui!".

24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". 25Quello rispose: "Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo". 26Allora gli dissero: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". 27Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?". 28Lo insultarono e dissero: "Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". 30Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". 34Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?". E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: "Tu, credi nel Figlio dell'uomo?". 36Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". 37Gli disse Gesù: "Lo hai visto: è colui che parla con te". 38Ed egli disse: "Credo, Signore!". E si prostrò dinanzi a lui.

39Gesù allora disse: "È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi". 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo ciechi anche noi?". 41Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane".

 

Per la riflessione

 

Questo “non vedente”, non vedente materiale, è preso come metafora della nostra cecità spirituale. Come il non vedente non vede dov’è, non vede dove va, così l’uomo non sa dov’è, non sa dove va, non sa chi è. Per questo è smarrito e perso e per questo anche non cammina, non sa in che direzione muoversi, se non nelle direzioni scontate che poi ha già sperimentato che non vanno bene. l’iniziativa è di Gesù che vede. L’uomo non vede Dio, è Dio che vede l’uomo e gli dà occhi nuovi perché veda con il suo sguardo e quest’uomo rappresenta ogni uomo. Questa cecità è comune a tutti, da Adamo in poi. Dico “cecità spirituale”, perché tante volte il non vedente invece è un veggente, perché è costretto a vedere dentro. Noi tante volte invece vediamo tante e tante cose all’esterno che poi non sono neanche cose, sono solo immagini, per cui non vediamo mai la realtà che c’è dentro di noi. E l’uomo è cieco. Fino a

che c’è buio, noi tutti siamo ciechi. E’ proprio l’arrivo dell’uomo nuovo, di Gesù che ci illumina. E allora c’è chi accetta questa luce e diventa “vedente”, “illuminato”; chi non l’accetta resta nella tenebra.

Noi spontaneamente associamo malattia e male e disagio a colpa. Vediamo la risposta che dà Gesù. E anche i discepoli sono di questo parere. Il cieco non può leggere la parola di vita, quindi il cieco certamente o ha peccato lui, o han peccato i suoi genitori. Gesù, dicendo che non ha peccato né lui né i suoi genitori, fa una grande affermazione e dice addirittura che in questa situazione di male si manifesta l’opera di Dio in lui. E qual è l’opera di Dio? Liberare dal male, liberare l’oppresso, liberare chi soffre ingiustizia. Per Gesù il giorno è il giorno della sua vita terrena, di Lui che è la luce del mondo ed è venuto ad illuminare l’uomo; e dopo la sua venuta è sempre giorno e lo vedremo nel miracolo del cieco: quello che Gesù fa è proprio dare all’uomo la luce definitiva di che cos’è l’uomo, proprio attraverso la sua umanità. La sua umanità ci fa vedere il vero uomo, quello che è figlio ed è fratello di tutti, perché figlio del Padre. E’ questo il giorno. Quando viene la notte nessuno può operare. Anche per Gesù verrà la notte, simbolo della morte, finisce di operare. Proprio quando finisce di operare però fa l’opera più grande, la sua notte sarà la luce che ci illumina tutti. Gesù fa del fango con lo sputo, sputa a terra e terra si dice “adam”, richiama Adamo, l’uomo è fatto di humus, di terra; Dio plasmò il primo uomo con la terra. Ora plasma l’uomo nuovo con la terra e lo sputo e lo sputo è qualcosa di intimo che viene dal di dentro, è simbolo dello Spirito. Gesù aveva appena detto al capitolo precedente di essere la sorgente dell’acqua viva, dello Spirito.

Gesù crea l’uomo nuovo, che è il fango. Gesù s’è fatto terra come tutti noi, s’è fatto uomo, umile, humus, è finito sotto terra come tutti noi; però questa terra è impastata con lo Spirito, con lo sputo. Con lo spirito del Figlio che si fa solidale coi fratelli. E la sua umanità è praticamente la solidarietà, perché Lui è figlio di Dio e figlio dell’uomo, di Dio con ogni uomo. E questa è la nuova creazione. Gesù cosa fa? Gliela mette sugli occhi. Gesù ci mette davanti agli occhi, attraverso la sua vita, le sue parole, la sua umanità, l’uomo nuovo secondo il progetto originario di Dio. E qual è? E’ che siamo figli, è che siamo fratelli, è che siamo infinitamente amati dal Padre, è che siamo chiamati ad amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amati. E questo il miracolo che fa Gesù con la sua parola. Ci pone davanti agli occhi se stesso che è la verità della nostra umanità ed è questa verità, testimoniata dalla Parola che ci illumina e ci fa capire chi siamo noi. Quindi il primo atto battesimale è proprio la parola che ci presenta Gesù come uomo nuovo e ce lo pone sugli occhi. Il Battesimo non è una cosa automatica, è una collaborazione.

Va’ e lavati! Dove? Alla Piscina di Silone che significa “inviato”. L’inviato è l’Unto, il Messia. Quando si dice spalmò, in greco c’è la parola “ungere”, è la stessa parola di Cristo; l’unzione messianica, la nostra liberazione è proprio questo fango davanti ai nostri occhi. Gesù gli dice di andare a buttarsi nella piscina di Siloe, che si dice “inviato”. Cioè: immergiti in me. Questo è il Battesimo. Lascia che questa Parola, questa luce entri in te e entra tu stesso nella luce.

Il cieco per la prima volta dice: “Io sono”. Ricordate che l’espressione “Io sono” in Giovanni è l’espressione che richiama la rivelazione del nome di JHWH, è l’espressione che usa Gesù per indicare se stesso. Cioè l’ex cieco accetta la nuova identità e per quanto sembri strano, accettare una propria identità nuova è molto difficile. Quindi il primo livello di illuminazione è sapere che sono io quello che sta cambiando. Quando incomincia il processo di fede? Quando uno ammette di poter cambiare opinione. Perché chi è ostinato nelle sue idee è cieco, chi cambia opinione è saggio, si lascia illuminare. Quindi questo è il primo livello. Il principio dell’illuminazione è sempre la luce, non sono i ragionamenti; è la luce che illumina. Lui ha fatto esperienza di questa luce. Questa luce che ha un nome preciso: l’uomo Gesù. Gesù vuol dire “Dio salva”. Lui ha fatto esperienza di questa salvezza. Gli si sono illuminati gli occhi.

Tutti i capi pongono la versione ufficiale e tutti devono adeguarsi e bisogna zittire qualunque voce contraria. E il dissenso invece è doveroso, anche se faticoso, perché l’ex cieco ha fatto l’esperienza della luce e non può negarla.  Cioè mette in dubbio il loro sapere. il vero miracolo non è il vederci, è il diventare discepoli di questo uomo, del suo fango, della sua umanità, di quest’uomo libero, che sa dare la vista ai ciechi, che rende libero l’uomo. La fede è l’esperienza che qui e ora tu hai di Dio come liberatore e salvatore.

Chi è questo Figlio dell’uomo? E’ Gesù con quello che ha appena fatto. Ha fatto venire alla luce un cieco. Gesù che ti dà un’altra idea di te, degli altri, di Dio, della legge. E’ quest’uomo che finalmente ti presenta il vero volto dell’uomo, il vero volto di Dio. Ora può vederlo, perché stato guarito alla vista. Lo vedi. E colui che parla con te. E’ lui stesso. Questo è il Figlio dell’uomo che ti presenta la vera immagine di uomo a immagine di Dio. E il nostro battesimo è arrivare finalmente a questa immagine di uomo e immergerci in questa e lì ritroviamo la verità nostra e di Dio: Dio ci è padre e noi siamo figli. E’ cominciato così un processo, dice Gesù. Io sono venuto per fare un processo. E’ il processo di illuminazione dell’uomo. Chi però chiude gli occhi, diventa cieco. Chi invece è cieco, e sa di essere cieco, può vederci.