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19/01/2017

Il pane della vita eterna


Dal Vangelo di Giovanni (cap. 6)

 34Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". 35Gesù rispose loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".

 

41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: "Io sono il pane disceso dal cielo". 42E dicevano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?".

43Gesù rispose loro: "Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio .Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".

 

52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. 60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?". 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: "Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono". Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: "Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre".

66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". 68Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio". 70Gesù riprese: "Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!". 71Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

 

Per la riflessione

 

 La folla lo cerca semplicemente perché Gesù è quello che fornisce il pane. Perché noi cerchiamo Dio? Perché ci garantisce la salute, la vita, i soldi. Quando abbiamo tutto questo, poi, non cerchiamo più dal Signore queste cose, cerchiamo le emozioni religiose, la bravura E Gesù si sottrae. Quanti cercano il Signore non per cercare dal Signore qualcosa, ma cercano il Signore per il Signore?  La religione non è cercare le sensazioni su Dio, prima le cose che ci deve dare, poi le sensazioni, poi un certo senso di benessere spirituale. Dio vuol creare semplicemente relazioni di fiducia tra noi e lui, gli credo sulla Parola; e quindi di fiducia nei fratelli: questo è Dio.

Quel pane è segno di qualcos’altro, è segno dell’amore del Padre per tutti i figli, è segno del corpo del Figlio donato a tutti i fratelli. È segno delle nostra vita condivisa con tutti, ed è lì che vivi il pane, ed è questo il cibo che non perisce.

Il pane è simbolo della vita, questa vita però ha varie componenti, come il pane: è dono della terra e del cielo, perché se non piove e non c’è la terra, non c’è pane. Ma anche è frutto del lavoro e della fatica dell’uomo: nel pane c’è tutto il bene e il male dell’uomo nelle sue relazioni, nel pane c’è la fatica, la gioia. Il pane, poi, è molto umile, è necessario, è E disponibile, appetibile. Buono come il pane!

Dio si dà da mangiare, lo si introietta, lo si mette dentro e diventa nostra vita come il pane. Quindi questa simbologia del pane è bellissima proprio per dare il vero significato, la vera realtà che è Dio che ci vuole comunicare la sua vita. Gesù afferma qui due volte: Io-Sono il pane. Io-Sono richiama il Nome di Dio liberatore dell’Esodo, questo pane è la liberazione dell’uomo dalla schiavitù e poi è pane. Cosa fa il pane? Il pane comunica la vita, fa vivere, mantiene la  vita. E il pane va mangiato. Ecco questo masticare. Il cibo ci alimenta, ci mantiene la vita, Gesù afferma di discorso poteva essere comprensibile anche agli ascoltatori ebrei di Gesù, perché sapevano che la vita dell’uomo non è semplicemente il pane, ma ogni Parola che esce dalla bocca di Dio, che la Parola va mangiata.  Gesù dice che la manna era segno del vero cibo che è lui, che scende ora dal cielo, mentre la manna c’era una volta, questo pane c’è ora ed è Gesù Parola. E chi lo mangia ora, non muore. Questo è il tema fondamentale dell’Eucaristia: chi mangia il pane che il Signore ci dà che è lui stesso, non muore in eterno, vuol dire che ha la vita eterna.

Questo pane è un preannuncio della passione, Gesù cosa ha fatto nell’ultima cena? Prese il pane e disse: Questo è il mio corpo dato per voi. Giovanni dice altre parole che sono poi la stessa cosa, invece di dire “mio corpo”, dice: “la mia carne”. Preferisce la parola “carne” fin dal prologo; “carne” indica l’uomo nella sua fragilità e debolezza, perché è proprio la debolezza di Dio che ci salva, di Dio che assume la nostra condizione. Gesù è la prima persona che ha vissuto nel corpo la realtà di Figlio del Padre e di fratello di tutti. Vive amando il Padre e amando i fratelli. Gesù ci vuol comunicare questa, che è la sua essenza di Figlio, che è la nostra essenza di figli. Ed è il senso di tutta la sua vita che celebriamo nell’Eucaristia.

La Parola “mangiare” qui sostituisce il “credere” del brano precedente: Se non credete nel Figlio dell’uomo, non avete in voi la vita. La fede non è qualcosa di vago: è assimilare la carne, l’umanità di Gesù, fino ad avere un’umanità simile alla sua. Dio è colui che ama così e si dona così e si dona a me ed io entro in comunione con lui mangiandolo, assimilandolo, masticandolo addirittura. E se faccio questo bevo il suo sangue. Il sangue per i semiti è la vita, non si può bere il sangue, appartiene solo a Dio. Se io assimilo il suo corpo, la sua umanità, ho il suo Spirito, ho la vita stessa di Dio perché lui ha vissuto nel corpo lo Spirito del Figlio e del Padre. Si separa la carne dal sangue per ricordare innanzi tutto la croce, dove carne e sangue si sono divisi, e poi anche per dire che noi siamo carne, siamo debolezza, fragilità, ma siamo chiamati a vivere la nostra carne, la nostra fragilità, la nostra debolezza in comunione col Padre e coi fratelli, da figli. Se facciamo così beviamo il sangue, cioè abbiamo il sangue, la vita, la vita di Dio, lo Spirito, per cui la nostra carne è animata dallo Spirito di Dio. Si parla di “dimorare”; dimorare l’uno nell’altro è tipico dell’amore che non è confusione, che non fa un frullato di due persone, non è antropofagia, dove uno mangia l’altro e l’altro scompare, è un dimorare reciproco dell’uno nell’altro; poiché colui che tu ami ce l’hai nel cuore, diventa il principio della tua vita. È una delle definizioni più belle dell’amore queste: essere di casa presso l’altro, anzi l’altro è la casa mia e viceversa; è la comunione. Si parla di “vivere per”, in greco c’è una parola che vuol dire non solo “per”, vuol dire “grazie al Padre”: vivo per il Padre, vivo dal Padre, vivo del Padre. Se tu mangi questa carne, la lasci entrare in te e la ami, cosa fai? Vivi di lui, vivi da lui, la tua vita viene da lui, vivi per lui, che è il Figlio, entri nella vita trinitaria, è la divinizzazione dell’uomo che finalmente sa chi è: è figlio del Padre, fratello del Figlio e vede il suo volto in tutti i fratelli.

Lo scandalo che subiscono i discepoli è inevitabile, perché noi abbiamo un’immagine di Dio che è di un certo tipo: del Dio onnipotente e noi vogliamo essere come lui. Il pane, invece, ci presenta un Dio che si fa pane; che si mette a servizio della vita; che si fa mangiare per diventare nostra vita; che non domina nessuno, ma serve tutti. Gesù conosce questa durezza, l’ha conosciuta in se stesso con i suoi discepoli che mormoravano e disse loro: Questo vi scandalizza? Cioè l’Eucaristia, la croce è uno scandalo. Noi lo addomestichiamo troppo spesso e troppo bene.

È lo Spirito che dà vita. Lo Spirito, il respiro, è proprio il respiro che dà la vita. La carne ha la vita se ha il respiro, se ha lo Spirito. E da dove viene lo Spirito? Ecco verrà proprio quando vedremo il Figlio dell’uomo salire dove è andato e dove ci darà il suo Spirito. Cioè Dio ci dà il suo Spirito, la sua vita proprio dando la sua vita per noi. Ed è questo che rende viva la nostra carne, la nostra umanità e ci dona la vita stessa di Dio.