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18/10/2016

Vangelo di Giovanni


La testimonianza di Giovanni: Ecco l’agnello di Dio

Dal Vangelo di Giovanni (cap. 1, 19-51)          

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Tu, chi sei?". 20Egli confessò e non negò. Confessò: "Io non sono il Cristo". 21Allora gli chiesero: "Chi sei, dunque? Sei tu Elia?". "Non lo sono", disse. "Sei tu il profeta?". "No", rispose. 22Gli dissero allora: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". 23Rispose:

"Io sono voce di uno che grida nel deserto :
Rendete diritta la via del Signore ,
come disse il profeta Isaia".

24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?". 26Giovanni rispose loro: "Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo". 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele".

32Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?". 39Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" - che si traduce Cristo - 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.

43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: "Seguimi!". 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret". 46Natanaele gli disse: "Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi". 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità". 48Natanaele gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi". 49Gli replicò Natanaele: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!". 50Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!". 51Poi gli disse: "In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo".

 

Per la riflessione 

Mentre gli altri vangeli raccontano il battesimo all’inizio della vita pubblica di Gesù, l’evangelista Giovanni non lo racconta. Invece di raccontarlo ce lo fa sapere attraverso le reazioni del testimone, così come lo rivive il Battista. Il vangelo di Giovanni comincia con il processo e sarà tutto un processo, un dramma in cui ci sarà chi interroga e sono gli avversari, qui personificati come vedremo dai giudei, dai sacerdoti, dai leviti, dai farisei.

La testimonianza è la categoria fondamentale dell’essere umano; tutto quello che noi sappiamo, tutto quello che noi viviamo è perché uno prima di noi ha fatto delle esperienze e ce le ha trasmesse; tutta la cultura, tutto ciò che fa si che l’uomo sia uomo è la testimonianza vera, di uno che ha fatto un’esperienza, ci ha riflettuto, l’ha trasmessa in parola agli altri, che vi hanno creduto.

Giovanni dice di non essere il Cristo, l’Unto, il Messia, il Re che salva, che libera. Il Battista innanzi tutto si definisce attraverso tre no, ciò che lui non è.. La nostra identità è data innanzi tutto da tanti no e lui ha l’onestà intellettuale di riconoscere ciò che non è, e ciò che la gente voleva che lui fosse. Voleva che fosse il Cristo, il Dio, il profeta; invece lui rifiuta, perché lui è qualcos’altro; è un uomo che non si ritiene arrivato. È un uomo che vuol aprirsi ad un futuro diverso dal presente. Il profeta è voce; praticamente nel Battista vediamo le qualità dell’uomo che scopre chi è l’uomo e chi è Dio. L’uomo è il desiderio che non va mai soffocato di giustizia, di verità, di libertà.

Il battesimo è simbolo di morte e resurrezione. Morte a una vita sbagliata e rinascita a una vita nuova, quindi è un gesto simbolico che rappresenta il desiderio fondamentale dell’uomo, che in lui muoiano queste cose morte, per poter vivere in pienezza. Gesù si mette in fila con tutti gli uomini peccatori, che si immerge, va a fondo nella realtà umana, che è solidale con tutti, è solidale col limite, addirittura col male e col peccato, è solidale con noi. È un Dio che è simpatia assoluta per l’uomo, che è con l’uomo ovunque l’uomo è, anche dove l’uomo non è più con sé; non è un Dio che giudica, che condanna, che domina, è un Dio che si fa compagno dell’uomo, perché Dio è solo e tutto amore. Quel battesimo che ci è descritto negli altri sinottici, qui è descritto in questa carne d’uomo in fila con tutti i peccatori, in questa carne d’uomo che poi continuerà con questo stile per tutta la vita, da parte di colui che si è fatto fratello di tutti i perduti.

Questo è l’Agnello. E dice “Guarda!”, questo è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. E alla fine dirà questo è il Figlio di Dio; proprio costui che fa questa scelta di farsi ultimo di tutti, di farsi solidale con tutti, mite come l’agnello (l’agnello è simbolo di mitezza) muto come agnello condotto al macello (qui il Battista cita Isaia 53 il cantico del servo di YHWH). Il Battista cioè capisce che quest’uomo umile, povero, solidale con tutti ci salva perché è il Servo di Dio che libera tutti gli schiavi, perché? Perché fa la scelta contraria a quella di tutti i padroni che rendono gli uomini schiavi; si fa servo.

Giovanni era ancora là “il giorno dopo”, dove si era trovato il giorno prima ed i giorni prima ancora, mentre ha battezzato Gesù e ancora prima era lì da anni che aspettava. Giovanni lo fissa e dice. Finalmente dice ai suoi discepoli

qualcosa, indicando ciò che lui ha scoperto: “Guarda, l’Agnello di Dio”. Gesù vedendosi seguito non è che dica: “Bene sono contento, vuol dire che sono un bravo maestro!”, dice invece: “Che cercate?” La domanda fondamentale: cosa cerchi? Devi aver coscienza di ciò che cerchi, perché alla fine nella vita trovi ciò che cerchi. Domandano alla Parola, sappiamo che Gesù è la Parola diventata carne: dove abiti? Dove stai di casa? Qual è il tuo modo di vivere, chi sei in realtà? È questo che interessa a noi. E’ la prima domanda all’inizio del Vangelo. Gesù ci chiede. “Che cosa cerchi?” E’ la prima volta che Gesù apre la bocca. “Cosa cerchi?” ti chiede e la prima domanda è “Dove stai di casa?” Chiedere a uno dove sta di casa vuol dire che si vuol stare di casa insieme, mettere su casa insieme. Di fatti noi ospitiamo, diamo

casa alla parola ascoltandola. E viene a dimorare in noi. E attraverso la parola ascoltata noi stessi dimoriamo in Dio, perché noi diventiamo la parola che ascoltiamo, diventiamo il Figlio e così dimoriamo anche noi nel Padre.

E la risposta di Gesù è: “Venite e vedrete!” Prima “venite”. Se non ti muovi non lo sai; il Vangelo sarà un cammino, quindi l’invito che ci fa è di venire, andare verso una persona, come seguire una persona indica qualcosa di preciso,

perché la si segue? La si segue perché la si ama. E perché le vai dietro? Le vai dietro per stare con lui. E poi c’è la parola vedrete. Vennero, videro e dimorarono; con queste semplici parole si esprime la loro esperienza: venire, vedere e dimorare. È ciò che vuol fare il Vangelo con noi attraverso la parola, vuol farci andare in una direzione che è la direzione del Figlio, che ci rende fratelli e ci dà la nostra identità di figli e di uomini. Vedere questo e mettere su casa insieme, in tre brevi espressioni c’è tutta l’esperienza che il Vangelo prospetta già dall’inizio e che sarà il risultato finale.

Andrea è fratello di Simone e subito incontra il fratello. E gli dice: Abbiamo incontrato il Messia. Ecco Andrea ha capito chi è Gesù, il Messia, l’Agnello di Dio, colui che ci libera dal male e allora conduce il fratello, lo conduce perché probabilmente era incredulo. Quindi va e Gesù lo fissa, è un incontro di sguardi. Egli dice il nome, anzi gli dice due nomi: Tu sei Simone ma d’ora in poi ti chiamerai Chefas. Ognuno di noi ha due nomi, uno è il nome col quale ci chiamano gli altri e uno, più profondo, che realizza la nostra verità, che solo Dio conosce e che noi dovremmo imparare a conoscere.

Natanaele è uno studioso di Scrittura per questo dice: “come può un uomo proprio da Nazareth essere colui di cui tutta la Scrittura parla”? Quindi è un uomo che ha i suoi dubbi e le sue perplessità. Il fico rappresenta probabilmente l’albero della legge; vuol dire: Io ti ho conosciuto mentre tu studiavi la legge, sei uno che cerca la legge, la studia e cerca anche di viverla. Vien fuori molto spesso in Giovanni questo aspetto di Gesù che conosce, senza che nessuno gli dica niente, lui conosce dentro. E anche Natanaele ha una rivelazione interiore, capisce di aver davanti il Figlio di Dio, il Re di Israele.