Home

25/10/2016

Il vino nuovo e il nuovo tempio


Dal Vangelo di Giovanni (cap. 2)

1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino". 4E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora". 5Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".

6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo. 8Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo 10e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".

11Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

12Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!". 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà .

18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". 19Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". 20Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

 

Per la riflessione

Queste due scene ci mostrano dove Gesù abita e con sorpresa scopriamo che Dio abita nella festa e nella gioia e non nella legge, nei sacrifici, nei recinti del tempio. Le nozze sono simbolo dell’alleanza tra l’uomo e Dio, il segno più bello, quello che l’uomo sperimenta nell’amore: la reciprocità, il dono, la gioia, l’affidabilità, la compagnia, la tenerezza, l’ebbrezza; è tutto ciò che c’è di umanamente più bello che rende la vita umana bella; ecco qui è dove abita Dio, perché Dio è amore.

Siamo al terzo giorno dopo quello che abbiamo sentito la volta scorsa dei discepoli che seguono Gesù. Il terzo giorno nel vangelo richiama il giorno definitivo, quello della resurrezione, il giorno della luce. Se però ricordate i giorni precedenti erano altri tre giorni, quindi siamo al sesto giorno del racconto del Vangelo e il sesto giorno richiama il giorno della creazione dell’uomo, creato al sesto giorno. Questo tema dello sposalizio si pone all’inizio, lì a Cana di Galilea; pure la madre è lì come saranno lì le giare di pietra. Questa madre è chiamata “madre” dal cronista; Gesù la chiama “donna”. Maria è insieme “madre”, simbolo del popolo che dà la vita, ma anche “donna” che vuol dire “sposa”; è colei che ama lo Sposo, ama Dio. E i discepoli assistono allo sposalizio.

Durante quelle nozze viene a mancare il vino. Il vino è un segno preciso. Mentre il pane e l’olio sono necessari per vivere nell’area mediterranea, il vino è un di più, ma è quel di più necessario che rallegra il cuore dell’uomo,  il vino è segno della gioia, dell’amore, della vita. Viene a mancare vino. È l’esperienza che tutti proviamo: nell’esistenza, ad un certo punto ci manca l’essenziale; magari abbiamo abbondanza di pane, di olio e di tutto, manca semplicemente l’unica cosa che dà senso alla vita: l’amore, la gioia, la festa.

All’osservazione di Maria: Non hanno più vino, Gesù innanzi tutto la chiama “donna”. A noi sembra strano che chiami donna sua madre come fosse un’estranea; invece ha un significato profondo. Maria non solo è madre, rappresenta il popolo, ma è donna, cioè la Sposa, è l’unica che sa amare davvero Dio ed è il prototipo di quello che dovremmo essere tutti. E Gesù le dice: Che a me e a te? È un’espressione che a noi risulta oscura.  “Che a me e a te”, fa parte del

linguaggio diplomatico dell’epoca. Quando due alleati si trovavano in un problema scottante, dove era in questione l’alleanza, si dicevano l’uno l’altro: Che a me e a te? Cioè: ricordiamoci che siamo alleati! Si richiamavano i reciproci doveri. Quindi Gesù le conferma che si sono alleati, che stia tranquilla, che è arrivata la sua ora. la Parola si è fatta carne in Gesù, quindi l’uomo e Dio sono già uniti. Quindi si celebrano già le nozze, l’uomo è già divino, può già vivere una vita nell’amore, nella gioia, nella pienezza.

La risposta di Maria fa capire che ha inteso le parole di Gesù in un senso positivo: tra te e me c’è qualcosa di preciso, c’è un’alleanza ed è giunta la mia ora, quindi passiamo all’opera. Allora Maria dice ai servi: fate ciò che vi dirà. Sono le parole che il popolo disse dopo aver ricevuto l’alleanza, la legge, noi faremo tutte queste parole, perché ormai ciò che sta facendo Gesù è la nuova alleanza.

La parola “idrie” richiama l’acqua, sono i contenitori d’acqua che è l’elemento primordiale della creazione, il giorno della creazione dell’uomo, il numero sei, infatti quel che avverrà ora sarà la creazione dell’uomo nuovo; poi sono di pietra e la pietra richiama le tavole della legge scolpite sulla pietra; e si parla di purificazione dei giudei: sono i vari riti religiosi per tenere una vita pura, una vita che sia totalmente vita.

Attingete adesso; “adesso” non dopo. C’è da attingere adesso da quest’acqua, da questa pienezza d’umanità che è lui stesso; ascoltate lui, lui che è la parola stessa di Dio, che è uomo e vive nella carne l’amore di Dio e vi accorgerete che attingendo da lì, la vostra vita diventa divina, diventa sensata, diventa piena, diventa nell’amore, nella gioia, attingete! Gesù è il luogo privilegiato dell’incontro dell’uomo con Dio: così a Cana si celebra la nuova alleanza.

Tutte le azioni di Gesù in Giovanni sono chiamate segni perché significano come il Signore si compromette nelle sue azioni nei nostri confronti. Dove l’importante non è la cosa fatta materialmente. Questo è un “segno” non della sua onnipotenza che può fare miracoli, ma di qualcosa di più interessante: che Lui è vino, che Lui è lo Sposo, cioè che Dio è gioia, è amore e viene a concedere a noi questo. Gesù è venuto a portare il vino bello la proprio dove mancava il vino. È venuto a portare l’amore, la gioia, quella pienezza che l’uomo da sempre ha desiderato. Quindi tutte le azioni di Gesù in Giovanni sono chiamate segni perché significano come il Signore si compromette nelle sue azioni nei nostri confronti.

Questa Pasqua è chiamata dall’evangelista dei giudei, invece nella Bibbia la Pasqua è del Signore e l’ultima Pasqua sarà appunto la Pasqua del Signore. Gesù sale a Gerusalemme. Nell’occasione della Pasqua a quei tempi salivano a Gerusalemme anche centomila persone, si ammazzavano sui 18/20 mila agnelli, era un grosso affare perché i tributi venivano poi pagati al tempio, tanto più che veniva anche la gente da lontano portava il tributo al tempio, portava monete e sulle monete c’erano spesso effigi pagane, non erano monete valide in Israele, erano impure, allora venivano cambiate queste monete in monete pure e nel cambio ci si guadagna sempre molto già da allora.

Nella nostra religiosità immancabilmente c’è un rapporto mercantile con Dio che va contro l’essenza di Dio. Ed è questo il senso più profondo della purificazione del tempio. Dio è amore e non ha bisogno di star lì ad essere ringraziato, corrotto dalle nostre preghiere per poter dare; le preghiere sono importantissime, ma hanno un altro significato e con molta pietà e devozione si può consumare la più grande empietà: cercare di comprare Dio e averlo in tasca.

Gesù denuncia ciò che loro stanno facendo: loro avendo ridotto la casa ad un mercato, la casa del Padre, distruggono Dio stesso, il santuario è il luogo di Dio. Distruggono il Signore che viene a visitare il tempio. E’ un preannuncio della sua morte e Gesù come segno darà il fatto che darà la vita, voi lo distruggerete e il segno sarà che io sarò distrutto e però risorgerò perché il potere di Dio è il potere di vincere la morte.

C’è un altro tempio dove sta Dio. Dio non sta nel mercato, non sta nelle pietre, non sta nel potere, non sta nello sfruttamento degli altri. Dio sta nel corpo, nel corpo di Cristo, nel corpo dei poveri, nel corpo di ciò che i capi del popolo distruggono: quello è il nuovo tempio, il nuovo valore.

 

 

Preghiera

Anche io sono tra gli invitati a Cana, o Signore.
Sono con te, discepolo, servo, amico.
E mi seggo a questa mensa
ove la presenza discreta degli invitati e quella attenta
di Maria, tua madre, dà un tono di famiglia e di gioia.
Seduto alla tua mensa ti guardo con occhi
e con cuore stupito; credo di amarti per primo
e invece non faccio altro che rispondere al tuo amore;
tu mi ami per primo; tu ti doni senza riserve;
tu ridoni la gioia all’amore.
Maria, donna di Cana, donna previdente,
sposa e madre, aiutami a fare quello che lui mi dirà,
perché la vita, — la mia piccola vita —
diventi vino nuovo per la gioia
di chi vuol gustare l’ebbrezza del suo Amore.
Amen