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09/05/2016

Pregare in famiglia... per i vivi e per i defunti


Un anno di misericordia per la famiglia

 

Pregare in famiglia…per i vivi e per i defunti

IN ASCOLTO DELLA PAROLA

 “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". 2Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; 3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, 4e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione".

5Poi disse loro: "Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli", 7e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. 9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!".

 

PER APPROFONDIRE

La preghiera è un dono di Dio nel suo rapporto con l'uomo. La preghiera nasce dalla fede. «La preghiera, che lo sappiamo o no, è rincontro della sete di Dio e la sete dell'uomo. Dio ha sete che l'uomo abbia sete di lui» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2560). Effettivamente, «la preghiera è un rapporto di Alleanza tra Dio e l'uomo in Cristo» (Ibidem, 2564) e, quindi, sta alla base di tutte le opere di misericordia. Quest'opera di misericordia mette in rilievo, inoltre, la realtà della «comunione dei santi».

Intercedere significa “fare un passo tra (inter-cedere), interporsi”, situarsi tra due parti per cercare di costruire un ponte, una comunicazione tra di esse. Riprendendo un’immagine del libro di Giobbe, possiamo dire che l’intercessore è colui che pone una mano sulla spalla di Dio e una sulla spalla dell’uomo divenendo

lui stesso un ponte tra l’uno e l’altro.  E’ uno stare davanti a Dio a favore di qualcun altro, una compromissione attiva tra due pari, uno stare sulla soglia, un porsi nel vuoto che intercorre tra Dio e l’uomo, un abitare il “tra”. È la posizione di Gesù sulla croce, quando il suo stare tra cielo e terra, con le braccia stese per portare a Dio tutti gli uomini, diviene narrazione dell’esito ultimo dell’intercessione: il dare la vita per i peccatori da parte di colui che è Santo; il “morire per” gli ingiusti da parte di colui che è giusto.

Luca pone espressamente in bocca a Gesù crocifisso l’invocazione di perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). E quella preghiera al momento della morte sintetizza un’intera vita spesa davanti a Dio per gli altri e mostra un Gesù divenuto lui stesso intercessione con la sua vita e la sua morte. E il Risorto continua a intercedere per gli uomini dall’alto dei cieli: egli, infatti, “è sempre vivo per intercedere” (Eb 7,25) in favore dei credenti. L’intercessione è una preghiera di domanda, una supplica, un’invocazione in cui facciamo memoria davanti a Dio di altri uomini. Nell’intercessione non chiediamo a Dio che sa ciò di cui abbiamo bisogno, di ricordarsi di qualcuno, ma “davanti a lui” ci ricordiamo, noi stessi, di altre persone per vedere illuminata dalla parola del Signore la nostra relazione con esse. Mentre invochiamo da Dio perdono o aiuto per chi è nel bisogno, noi ci impegniamo concretamente e facciamo tutto ciò che è in nostro potere per lui. In questo senso l’intercessione è lotta contro l’amnesia che ci minaccia, è purificazione della nostra relazione con gli altri e concreta dedizione per coloro per i quali si prega.

La preghiera per gli altri nasce dall’amore e conduce all’amore purificando l’amore. Scrive Dietrich Bonhoeffer: “Una comunità cristiana vive dell’intercessione reciproca dei membri o perisce. Non posso giudicare o odiare un fratello per il quale prego, per quanta difficoltà io possa avere ad accettare il suo modo di essere o di agire. Il suo volto, che forse mi era estraneo o mi riusciva insopportabile, nell’intercessione si trasforma nel volto del fratello per il quale Cristo è morto, nel volto del peccatore perdonato. Questa è una scoperta veramente meravigliosa per il cristiano che incomincia a intercedere. Non esiste antipatia, non esiste tensione e dissidio personale che, da parte nostra, non possa essere superato nell’intercessione. L’intercessione è il bagno di purificazione a cui il singolo e il gruppo devono sottoporsi giornalmente... Intercedere significa: concedere al fratello lo stesso diritto che è stato concesso a noi, cioè di porsi davanti a Cristo ed essere partecipe della sua misericordia”.

Dunque, chi prega per un’altra persona si apre al suo bisogno - quasi lo assume su di sé - e ne fa memoria davanti a Dio. In definitiva, si tratta della comunione dei membri della Chiesa, sia di quelli che sono ancora pellegrini sulla terra, sia dei beati in cielo, chiamati gli uni e gli altri «santi», per il fatto di essere battezzati. Il Concilio Vaticano II parla in questi termini della «comunione dei santi»: «Tutti (i discepoli del Signore, sia i pellegrinanti, sia coloro che sono già defunti), sebbene in grado e in modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo... Tutti infatti quelli che sono di Cristo, avendo lo stesso Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui (cfr. Ef 4,16).

Alla luce di questa prospettiva, si capisce che quando si prega per qualsiasi persona viva, la si pone sotto lo sguardo amoroso e provvidente di Dio e si invoca per lui il dono di Dio e la sua benedizione, perché lo sostenga nel cammino della sua vita (cfr. Ef 1,3-14). Ciò non significa che si debba sperare l'esaudimento specifico di tutto ciò che si è chiesto nella preghiera, ma piuttosto che in occasione di una richiesta specifica, l'orazione cristiana di intercessione colloca ogni richiesta nel contesto più ampio dell'invocazione centrale di Cristo, espressa nel Padre Nostro, quando si chiede che «sia fatta la tua volontà come in ciclo così in terra» (Mt 6,10), invocazione ripetuta drammaticamente dallo stesso Gesù nel Getsemani, quando pregando diceva: «sia fatta la tua volontà» (Mt 26,42). In questo senso, la preghiera di intercessione prepara e dispone ad «accettare» e a «vivere» la volontà di Dio, quale che essa sia, poiché «questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta» (1Gv 5,14), ed è così che l'espressione classica e anche molto diffusa: «se Dio vuole» (At 18,21; 1Cor 4,19; Gc 4,15) implica un riferimento costante al profondo e, a volte, imperscrutabile «mistero della volontà di Dio» (Ef 1,3-14.9)!

D'altro lato, la Scrittura parla anche della preghiera per i defunti, che è fondata sulla fede nella resurrezione, poiché «se non avesse ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti» (2Mac 12,41-45.44). Si tratta di una supplica che considera la Chiesa nell'ottica della «comunione dei santi», soprattutto con coloro che sono trapassati, e così esprime la fede che la vita continua al di là della morte: diventa così una realtà viva la bellissima esclamazione biblica che «l'amore è più forte della morte» (Ct 8,6)! 

La preghiera dei vivi per i defunti è professione della fede che afferma che la morte fisica non è la fine della vita; che c’è sempre un “al di là” ad ogni morte materiale (cf Gv 11,25-26). I legami intessuti tra i credenti per la partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore non vengono interrotti dalla morte e la preghiera ci permette di ravvivarli continuamente.

Ancora una volta, alla base è un legame di solidarietà nell’amore reciproco: preghiamo per i morti perché li amiamo. E sappiamo che anch’essi continuano ad amarci, con un amore ancora più grande di quello che nutrivano per noi nel corso della loro vita terrena, perché non più limitati dalla fragilità della natura umana; adesso essi amano con la stessa potenza dell’amore di Dio. Nella preghiera esperimentiamo la comunione con loro, mentre chiediamo loro di accompagnarci dal cielo e di parlare di noi a Dio; esprimiamo inoltre la convinzione che l’amore è più forte della morte, nella quale non li lasciamo soli. Perché la morte fisica non può sciogliere i legami dell’amore e della carità, che tutti ci uniscono in un solo  corpo.

 

 

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E IN FAMIGLIA

  • Pregare: quale importanza diamo alla preghiera nella nostra vita di famiglia?
  • Pregare: quanto impegno mettiamo nel pregare gli uni per gli altri in famiglia, i genitori per i figli, i figli per i genitori?
  • Quanto è vivo fra noi il ricordo e la preghiera per i defunti?