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22/10/2015

Atti degli Apostoli: testimoni della resurrezione


Parrocchia San Carlo Borromeo

 Ascolto della Parola, 22 ottobre 2015

 

Atti degli Apostoli: testimoni della resurrezione

Capitolo 1            

1Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.

3Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, "quella - disse - che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo".

6Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: "Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". 7Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, 8ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra".

9Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. 10Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".

12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. 13Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. 14Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

15In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli - il numero delle persone radunate era di circa centoventi - e disse: 16"Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. 17Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. 18Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. 19La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè "Campo del sangue". 20Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:

 

La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro .

 

21Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, 22cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione".

23Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. 24Poi pregarono dicendo: "Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto 25per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava". 26Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

 

Per la riflessione

Come per la sua prima opera (il Vangelo), Luca apre il suo nuovo libro con un prologo-dedica indirizzato a Teofilo. Con queste parole iniziali si stabilisce un aggancio con il vangelo, del quale vengono ripresi e sviluppati due eventi finali (il ricordo delle apparizioni del Risorto e la sua promessa di donare lo Spirito Santo), che sono quasi la sorgente da cui avrà inizio la nuova narrazione. Si delinea così il tempo della Chiesa, tempo caratterizzato dall’annuncio del vangelo a tutti gli uomini.

L’ASCENSIONE (1, 6-14)

Con questo racconto Luca si accinge a  scrivere il libro degli Atti. L’intento è teologicamente importante: il tempo di Gesù che Luca racconta nel Vangelo (e che termina con l’Ascensione) e il tempo della Chiesa (che inizia con l’Ascensione) sono due momenti di un “unico tempo”, quello della grazia che rivela la fedeltà di Dio alle sue promesse e la tenerezza del suo amore di Padre, manifestato nella morte e risurrezione del suo figlio Gesù.

Il ritorno di Cristo al Padre inaugura anche il cammino della Chiesa. Gesù, ormai nella gloria del Padre, non è più da vedere, ma da attendere nella fede, da annunziare come proposta di vita e da testimoniare con la forza dello Spirito. L’assente del mondo si fa presente attraverso l’esperienza e la testimonianza della Chiesa che è continuazione visiva della vicenda storica del Signore e costruttrice di storia con prospettiva di eternità.

Presentandola come una ”salita”, Luca ci fa capire che l’ascensione è il completamento della Pasqua, che non è un ritorno alla vita di prima, ma un entrare in una vita nuova e diversa, accanto al  Padre, per sempre. Descrivendola anche come una ”partenza”, ci ricorda che Gesù ritira la sua presenza visibile, terrena. Ora egli è presente in modo nuovo e sono pertanto mutati i modi di incontrarlo: è presente nel dono dello Spirito Santo, nella parola evangelica, nella comunità radunata nel suo nome, nel servizio di amore ai fratelli. Gli angeli poi distolgono gli apostoli dall’equivoco di restare a guardare il cielo, vale a dire dall’estraniarsi dal concreto della storia e  della terra.

Ora i discepoli devono tornare a Gerusalemme (v. 12) per dare inizio alla loro missione, come Gesù aveva loro indicato: “Cominciando da Gerusalemme”. ”Gerusalemme. Giudea e Samaria, gli estremi confini della terra” sono la geografia teologica della diffusione della Parola e dell’impegno dei missionari del vangelo. Tutto il gruppo trova la sua coesione e l’unità nella preghiera. Gli Atti parleranno più volte di questo atteggiamento della comunità primitiva, proponendolo come cuore del suo impegno missionario. Il ritratto della comunità in preghiera offre lo spunto a Luca per presentarci una nuova lista degli Apostoli, ormai priva di Giuda.

SOSTITUZIONE DI GIUDA (1, 15-26)

Questa scena è collegata alla precedente. In un’assemblea di tutti i credenti Pietro suggerisce di ricostituire il numero pieno dei Dodici, così da riproporre l’ideale continuazione delle dodici tribù d’Israele, come era avvenuto nella prima scelta di Gesù. L’apostolo deve avere due requisiti: essere un discepolo della prima ora e aver partecipato all’esperienza dell’incontro con il Risorto.

La sorte  farà prendere il posto di Giuda a Mattia che ha tutti i requisiti, come li aveva Giuseppe, il pio e il giusto. L’elezione non è affidata al caso. La sorte infatti era considerata un mezzo per  scoprire la volontà divina. Indispensabile è perciò la preghiera al Signore che conosce i cuori, perché mostri chi dei due (Mattia e Giuseppe) abbia scelto. La preghiera è rivolta a Gesù: spetta, infatti, a Lui scegliere tra i due, come durante la vita terrena aveva scelto gli altri apostoli. Con l’elezione di Mattia è così ripristinato il numero dei Dodici, voluto dal Signore.

Preghiera


Vieni o Spirito Creatore, 

visita le nostre menti, 

riempi della tua grazia i cuori che hai creato. 

O dolce Consolatore,

dono del Padre altissimo, 

acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell'anima. 

Dito della mano di Dio, 

promesso dal Salvatore, 

irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. 

Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; 

sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. 

Difendici dal nemico, reca in dono la pace, 

la tua guida invincibile ci preservi dal male. 

Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero 

di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. 

 Amen.