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23/10/2014

Genesi: Capitolo 2, 4-25


In principio Dio creò l’uomo e la donna

Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo 5nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c'era uomo che lavorasse il suolo, 6ma una polla d'acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo. 7Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 10Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l'oro 12e l'oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d'ònice. 13Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d'Etiopia. 14Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate.

15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire".

18E il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda". 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. 23Allora l'uomo disse:

"Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall'uomo è stata tolta".

 24Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne.

25Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

 

 Per la riflessione

Il racconto javista della creazione ha inizio al v. 4b, con la presentazione di una situazione che può essere vista in parallelo con il caos primitivo della versione sacerdotale ( “la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso “:1,2 ). Qui abbiamo una terra arida e incolta come la vede un contadino. L’uomo è “adam” tratto dal suolo, “adamah”. L’uomo è terra, polvere, elemento estremamente distante da Dio. Dio sceglie una cosa infima, un’assoluta nullità e la innalza. Dio soffia e la terra plasmata inizia a vivere. Nella cultura ebraica per indicare qualcosa che è proprio solo dell’uomo vivente si usa il termine  Neshamah (autocoscienza), detto nella Bibbia 24 volte solo di Dio e dell’uomo ( es. Prov 20, 27).

Creato l’uomo, Dio gli prepara in Eden un giardino e nel giardino colloca l’uomo. Il giardino è un parco divino, ombroso, ben alberato, dalla vegetazione lussureggiante, qualeusavano i monarchi orientali, specialmente persiani. Nel giardino si trova “ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare”. Questo era un elemento comune alle descrizioni assiro-babilonesi del “giardino degli dei”.

La presenza di fiumi è un altro elemento comune alle descrizioni antiche del “giardino degli dei”. La sorgente del fiume si trova in Eden, ossia fuori del “paradiso”, l’acqua vi entra e si divide in quattro fiumi.

L’uomo creato fuori del paradiso, per un intervento di Dio è trasferito in un ambiente diverso, nel paradiso, perché lo lavorasse e locustodisse, continuando l’opera della creazione e custodendola da ogni male.

Dio pone l’uomo davanti a due vie: quelle del bene ( tutti gli alberi, specialmente quello della vita) e quella del male ( albero della conoscenza del bene e del male ). L’uomo è libero di mangiare diogni albero, ossia libero di muoversi entro i limiti fissati da Dio. Se vorrà superare questi limiti,rivendicando per sé l’autonomia morale, andrà incontro alla morte fisica e spirituale.

L’uomo (adam ) plasmato dal Creatore dalla terra, ha avuto da Dio il soffio di vita è divenuto persona vivente ed è stato posto in un giardino di delizie. Ma egli non è un’isola, non può vivere isolato. E’ un essere di comunione.

Egli cerca n aiuto, che a lui corrisponda, simile a lui, uno che viva in comunione con lui. L’umanità, l’adam, non si realizza con un solo sesso, ma quando ci siano l’uomo e la donna. L’adam infatti esiste in due sessi, che sono sostanzialmente uguali. Il sonno di Adamo è un sonno straordinario, connesso con un’azione di Dio. La creazione della donna è pura opera di Dio, come quella dell’uomo e con modalità simili. Con l’uomo Dio opera da “vasaio”, con Eva da “chirurgo”.

La donna è tolta da una “parte vitale” e significa che ha la stessa natura. La donna in seguito sarà chiamata Eva. portatrice di vita. Agostino commenterà “non da testa, non da piedi, ma da costola, perché di pari dignitàe ilTalmud dice: perché “cuore a cuore”. Anche l’espressione: “Carne della mia carne…”indica stessa origine, stessa dignità, stessa discendenza.

La donna è “iss-ha” ( = donna ), perché tratta da “is” ( = uomo ). L’italiano non rende la forza di questa asserzione, che dichiara la donna formata della stessa sostanza e avente la stessa origine dell’uomo.

Da tutto il racconto appare con chiarezza la fortissima affermazione che la donna ha pari dignità, stessa origine, stessa vocazione.

Noi siamo esseri di bisogno. Siamo esseri  bisognosi l’uno dell’altro e soprattutto di quell’Altro che è Dio. Si trasforma in racconto quello che Gen 1 dice sotto forma di proverbio. Gen 1,27 dice: “Dio creò l’uomo (Adam) a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”. C’è il cambio di pronome, “a sua immagine lo creò” (la persona umana, la prima parte di Gen 2), “maschio e femmina li creò” (la seconda parte di Gen 2). Questa persona umana che è diventata due, scopre di essere due nominando l’altra e se stessa.

La persona umana dice: “Questa è parte di me (riconoscendo lei prendo coscienza di me), si chiamerà ’ishsha perché viene da ’ish (ed è solo perché dico che lei si chiama ’ishsha che io scopro che mi chiamo ’ish). E’ una situazione di assoluta reciprocità in cui l’uno si riconosce nell’altro e prende coscienza di sé prendendo coscienza dell’altro. Adesso Adam è completo. Questo è il progetto sull’uomo, questo è il sogno di Dio sull’uomo. Un uomo che vive nell’assoluta reciprocità, che vive nella libertà dell’obbedienza, che gestisce la vita come dono di Dio, che non si sostituisce a Dio, un uomo che può raggiungere la felicità proprio in questo, un uomo che rispetta l’altro e sa di aver bisogno dell’altro, che sa di essere costitutivamente relazione e insieme bisogno. Questo è il sogno che Dio ha sull’uomo.  

L’uomo e la donna sono certo di pari dignità, ma anche complementari e tendono ad unirsi e ciò avviene nel matrimonio. In esso si verifica un vero “esodo”(che è una categoria fondamentale della Bibbia ) dalla famiglia di origine alla nuova famiglia. Il motivo per cui l’autore dice che è l’uomo a “lasciare” forse è da attribuirsi alla volontà di valorizzare la donna.

L’uomo “si unisce”, “aderisce” dice l’ebraico per sottolineare il fatto psicologico, non solo dal lato fisico, ma in tutta la persona; qui “carne” sta per persona.

Tutto ciò non può avvenire se non nel caso che il matrimonio sia monogamico, cosa che lo scrittore di fatto afferma, pur senza dirlo espressamente.

 

Preghiera: Salmo 128

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

 La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com'è benedetto
l'uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!